Aggiorn@Fadoi 138 | 15 Marzo 2021

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Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

siamo a metà marzo, la FADOI continua il suo lavoro negli ospedali italiani grazie alla vostra dedizione, e, nonostante questo enorme carico, essa prosegue la sua opera di ricerca e di formazione e stimola e ottempera a tutti i suoi impegni istituzionali per il riconoscimento del valore e della potenza assistenziale e organizzativa della Medicina Interna. Intanto l’Italia si tinge di rosso, lasciando ben poco spazio all’arancione, ma su tutto continua a spiccare il bianco abbacinante della Sardegna, che per tutti noi deve essere “un’Alba” di speranza, tale nome deriva infatti da albus – bianco, che nel crepuscolo del mattino precede l’aurora e, quindi, il levar del sole. Siamo tutti fortemente confidenti che la campagna vaccinale ci permetterà di rivedere il giorno, ma ecco che per noi emerge un altro compito gravoso: mantenere la fiducia delle persone nelle istituzioni sanitarie. In questa epoca di no-vax, di complottisti, di terrapiattisti e di tempeste mediatiche, che mirano solo allo scoop se non addirittura alla falsità, basta la diffusione indiscriminata di notizie su eventi critici post-vaccinici, che immediatamente si dà per certo il nesso di causalità, scardinando la sicurezza delle persone nell’importanza del vaccino. A noi il compito di mantenere le capacità critiche, la coerenza, la necessità di dovere credere nell’evidenza prima di emettere giudizi. A noi la gente chiede consiglio e dobbiamo, quindi, essere capaci di dare risposte serene, razionali e ragionevoli e di dipanare la confusione.

Mi sono dilungato anche tropo e mi scuso, quindi, cominciamo.

Terapia per sclerosi multipla e Covid-19. Le terapie modificanti la malattia che vengono utilizzate nella sclerosi multipla impattano sul sistema immunitario, possono quindi avere conseguenze nei pazienti affetti da Covid-19? Non abbiamo finora molti studi e tantomeno certezze a riguardo ma questo studio osservazionale italiano cerca di fare il punto sulla situazione, lasciando comunque, inevitabilmente, dei margini di incertezza.

Aggiungere la topografia del nervo ottico nella diagnosi di sclerosi multipla può migliorare la diagnosi? La neurite ottica rappresenta la prima manifestazione nel 25 – 35% dei pazienti con sindrome clinicamente isolata di sclerosi multipla e, comunque, sarà poi presente nel ≈70% dei pazienti durante il decorso della malattia. Nonostante ciò, il coinvolgimento del nervo ottico non è stato incorporato nella più recente revisione dei criteri diagnostici di McDonald.  Questo lavoro, invece, include lo studio dei potenziali visivi evocati per migliorare i criteri diagnostici, soprattutto per prevedere un secondo attacco e i risultati sono incoraggianti.

Sicurezza ed efficacia della dexmedetomidina negli adulti con malattie acute che richiedono un trattamento ventilatorio non invasivo: una revisione sistematica e una metanalisi di studi randomizzati. La NIV è un supporto ventilatorio non invasivo molto utilizzato nei DEA, nelle Medicine d’Urgenza e nelle Medicine Interne subintensive, ma pur essendo una procedura salvavita, non sempre è ben tollerata, per cui è necessario sedare il paziente. L’impiego a fini sedativi della dexmedetomidina ha ridotto il rischio di intubazione, delirium, durata del ricovero e comparsa di polmonite ma è stato associato ad un maggior rischio di bradicardia e ipotensione. La dexmedetomidina, pertanto risulta una valida ed efficace opzione terapeutica nei pazienti sottoposti a NIV, purché sia applicata in ambiente monitorizzato per i possibili effetti cardiovascolari. La nostra giovane Marinella Tricarico ci ha, appunto, segnalata un’ampia revisione pubblicata su CHEST, che fa il punto su questo farmaco nei reparti UTI.

L’insufficienza surrenalica. Interessante e molto didascalico questo seminario pubblicato su Lancet da cui abbiamo estratto alcune tabelle essenziali.

Il calcio intracoronarico come test di immagine per prevedere l’involuzione senile. Sarebbe molto utile avere a disposizione marcatori in grado di identificare precoci segni di un’iniziale aterosclerosi e di deterioramento cognitivo. la determinazione del calcio intracoronarico (tramite TC) può essere un test di imaging che svela i primi segni di aterosclerosi aiutando a prevenire o moderare l’insorgenza dell’involuzione cognitiva nell’età avanzata.

Escissione mesorettale totale transanale nel cancro del retto: il problema delle recidive. Non solo medicina.  Nel nostro lavoro ci troviamo a dover affrontare anche queste patologie (soprattutto gli esiti), per cui saperne qualcosa di più può essere certamente utile.

Esposizione alle statine e rischio di scompenso cardiaco dopo chemioterapia con antraciclina o trastuzumab per cancro del seno in fase iniziale: uno studio di coorte Propensity Score‒matched. È noto che le antracicline e in minor misura il trastuzumab, utilizzati nella terapia delle fasi precoci del carcinoma a mammario, sono cardiotossici. Cosa non da poco, visto che gran parte delle donne   anziane sopravvissute a un cancro della mammella muore per cause cardiovascolari e, in particolare, per scompenso cardiaco. La terapia in genere si basa su antagonisti dell’angiotensina 2 e su betabloccanti, ma spesso questi farmaci hanno degli effetti secondari che li rendono difficili da utilizzare. Vari studi hanno scoperto per tale condizione l’utilità delle statine, ma si tratta di lavori piccoli e monocentrici. Ora questo studio di coorte ha confrontato, in accostamento binario e con l’utilizzo del Propensity Score‒matched, donne sottoposte a chemioterapia per ca mammario che nell’anno precedente avevano utilizzato le statine vs un uguale numero di donne che non le avevano utilizzate. I risultati di questo studio, che ha il grosso limite della retrospettività, tuttavia, supportano lo sviluppo di studi clinici controllati randomizzati sulle statine per la prevenzione della cardiotossicità.

Conta dei neutrofili e rischio di primo ictus negli ipertesi. L’ictus è una delle principali cause di mortalità e disabilità in tutto il mondo. Poiché i fattori di rischio tradizionali non riescono a spiegare tutti gli ictus, c’è un crescente interesse per l’identificazione di più fattori di rischio modificabili per migliorare la diagnosi precoce e la prevenzione primaria. I neutrofili sono i leucociti più numerosi nel sangue e il loro conteggio viene abitualmente utilizzato come un biomarker di infiammazione acuta e cronica ma, sebbene essi siano importanti per combattere le infezioni, il risultato della loro attivazione non sempre potrebbe essere utile. Un numero crescente di studi suggerisce che i neutrofili siano coinvolti anche nella fisiopatologia cardiovascolare, compresa l’aterosclerosi e la formazione di trombi. In effetti abbiamo varie dimostrazioni che un numero elevato di neutrofili si possa associare a un aumento del rischio di ictus o di ictus ricorrente. In sintonia con tali studi, quest’analisi post hoc di un ampio lavoro cinese, conferma il maggiore rischio di ictus ischemico con l’aumento dei neutrofili, mentre non è stata trovata associazione tra conta dei neutrofili e primo ictus emorragico.

MEDICINA DI GENERE

Differenze di genere nelle cause di morte dopo ictus. Elena Barbagelata, referente nord dell’area Medicina di Genere che vede Cecilia Politi sempre in prima linea, ci segnala questo lavoro pubblicato su JOURNAL OF WOMEN’S HEALTH da cui risulta che la mortalità causa specifica dopo un anno dall’ictus differisce in base al sesso …  e altro ancora. Vale certamente la pena di leggere questa interessante sintesi.

SPAZIO GIOVANI

Sotagliflozin nel paziente con diabete e scompenso cardiaco recentemente peggiorato. Le gliflozine rappresentano un importante progresso terapeutico nel diabete mellito, ma forse il loro maggiore interesse ormai viene dal fatto che diversi studi hanno dimostrato che riducono il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco. Queste considerazioni hanno portato alla progettazione del trial “the Effect of Sotagliflozin on Cardiovascular Events in Patients with Type 2 Diabetes Post Worsening Heart Failure (SOLOIST-WHF). Il Sotagliflozin è un inibitore dell’SGLT2 che fornisce anche alcune inibizioni gastrointestinali dell’SGLT1. Lo studio, che ci viene sintetizzato da Sara Rotunno, ha come end point primario il numero totale di decessi per cause cardiovascolari, di ricoveri e di visite urgenti per scompenso cardiaco (primo e successivi eventi). I risultati sembrano di grande interesse, in quanto si è rilevato che nei pazienti con diabete e recente peggioramento dello scompenso cardiaco la terapia con Sotagliflozin, avviato prima o subito dopo la dimissione, ha portato a un numero totale notevolmente inferiore di morti per cause cardiovascolari, di ricoveri e di visite urgenti per scompenso cardiaco rispetto al placebo.

SPAZIO ANÌMO

Esplorare le percezioni dei manager infermieristici nella gestione della forza lavoro infermieristica durante il COVID-19. Questa pandemia ci ha cambiato la vita e nulla sarà più come prima. Anche e soprattutto nel lavoro. Qual è stato l’impatto del Covid-19 nella condotta e nella gestione delle forze lavoro dei dirigenti infermieristici?

LINEE GUIDA

  1. Teleangectasia emorragica ereditaria
  2. Linee guida ESPEN sulla nutrizione clinica in pazienti ospedalizzati con malattia renale acuta o cronica.
  3. Malattia di Lyme – Prevenzione diagnosi e terapia.

Questo è tutto care Amiche e Amici, un caro saluto e un buon lavoro a tutti voi

Andrea Fontanella

 

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