Rianimazioni piene, interventi rinviati. Adesso il Piemonte sospende i ricoveri

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Anche in Lombardia e Emilia Romagna saltano le operazioni non urgenti.

Allerta negli ospedali in dieci regioni su venti

 

IL DOSSIER

Paolo Russo
Roma

L’onda dell’epidemia rischia di sommergere nuovamente i nostri ospedali. E nelle terapie intensive si è già accesa la spia rossa, perché la media nazionale è del 31% di letti occupati da pazienti Covid, un punto percentuale in più della soglia che manda in affanno il sistema. Magari costringendo a spostare più in là interventi che i medici definiscono «procrastinabili», ma che poi lo sono fino a un certo punto. Perché chi è a rischio di aneurisma di certo non dorme sogni tranquilli sapendo che dovrà aspettare ancora chissà fino a quando per sostituire la sua aorta oramai vicina al punto di rottura.

La situazione cambia notevolmente da regione a regione. Il monitoraggio quotidiano condotto da Agenas, l’Agenzia pubblica peri servizi sanitari regionali, colloca in stato di allerta già nove regioni con un tasso di occupazione dei posti letto in alcuni casi anche di molto superiore al valore limite del 30%: sono al momento Abruzzo (41%), Emilia-Romagna (40%), Friuli Venezia Giulia (34%), Lombardia (43%), Marche (44%), Molise (67%), Toscana e Piemonte (36%, Trento (54%) e Umbria (57%).

Ma le proiezioni da qui al 15 marzo elaborate dall’Agenzia dicono che quasi ovunque la situazione sta peggiorando e che già tra quattro giorni due terzi d’Italia potrebbe avere le terapie intensive sold out. Perché quando parliamo di percentuali del 30, 40 o persino superiori al 50% non dobbiamo dimenticare che i letti non occupati dai pazienti Covid servono a chi in ospedale arriva in condizioni gravi o deve sottoporsi a interventi chirurgici delicati, ma che richiedono qualche giorno di sosta proprio nelle terapie intensive. E non è un caso se già Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno ordinato a tutte le loro strutture ospedaliere di sospendere ricoveri e interventi programmati. I posti di terapia intensiva di riserva, quelli cioè attivatili alla bisogna perché monitor e ventilatori polmonari sono già stati acquistati, sono tra l’altro ridotti all’osso: erano quasi duemila quest’estate, sono appena 889 oggi.

Con le varianti che spingono verso l’alto contagi e ricoveri, facendo finire in ospedale sempre più cinquantenni le proiezioni dell’Agenas vedono tra l’altro nero in più di una regione. In Lombardia tra soli quattro giorni i ricoverati colpiti dal virus da 617 passerebbero a 740. In Piemonte non va di certo meglio, visto che la previsione è che si passi da 244a 290 letti occupati da pazienti Covid. Di un buon 10% sono destinati ad aumentare i posti occupati in Emilia-Romagna, mentre è allarme rosso in Toscana dove da 208 si passerebbe in così poco tempo a 245 letti riservati ai più colpiti dal virus. Ed è anche questo uno dei motivi per i quali almeno Firenze si appresta ad entrare in lockdown come ha fatto capire il suo sindaco Dario Nardella. Vanno un po’ meglio le cose in Liguria, Campania, Lazio e Veneto, dove la situazione, pur non facile, resta più o meno stazionaria.

«Fino ad ora qui in Lombardia abbiamo rinviato solo gli interventi procrastinabili, come una colicisti o le protesi d’anca e del ginocchio, ma i malati in condizioni gravi siamo riusciti ad assisterli», spiega Francesco Dentali, presidente della Fadoi lombarda, la Federazione dei medici internisti ospedalieri. «Però -aggiunge- abbiamo ancora pochi giorni di autonomia, poi saremo costretti a rimandarli indietro e questo sarebbe un dramma del quale è bene tutti nel Paese ci rendessimo conto». «Già ora -prosegue- siamo costretti a rinviare interventi chirurgici elettivi che richiedono il post-operatorio in terapia intensiva, come la sostituzione di una valvola cardiaca o di un tratto di aorta, quando le condizioni del paziente consentono ancora di procrastinare un po’ l’intervento». «Stiamo stringendo i denti, trasferendo parte di ricoverati negli ospedali sovraffollati in quelli più vicini dove ci sono ancora letti disponibili. Ma la pressione è in aumento», denuncia anche Antonio Postiglione, direttore del dipartimento per la salute della Campania.

Un allarme che però non riguarda solo le terapie intensive ma anche i reparti di medicina, quelli per intenderci dove dovrebbero trovare assistenza persone con polmonite, insufficienza respiratoria o scompenso cardiaco, tanto per fare qualche esempio. Qui la media nazionale indica un tasso di occupazione dei letti da parte di pazienti Covid del 35%, sotto la soglia d’allarme che è in questo caso del 40%. Ma anche qui la situazione varia tanto da un’area all’altra del Paese con sette regioni già da tutto esaurito: Abruzzo (45%), Emilia Romagna (47%), Lombardia (46%), Marche (54%), Molise (45%), Piemonte (46%) e Umbria (51%). Numeri e percentuali che l’ala rigorista del governo sta cercando di far pesare per avvallare la scelta di richiudere per un po’ l’Italia. Almeno nei weekend.

 

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