⦉ IL FOGLIO ⦊ Manfellotto: La scienza non è tifo

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Dalla Brt di Bologna agli scontri di Mondragone. “Ma il sistema funziona” dice il prof. Dario Manfellotto

Roma. Gli “ex Cirio” di Mondragone, sul litorale di Casería, sono cinque palazzoni di undici piani, occupati abusivamente. Oltre alla radicata comunità rom bulgara, ci vivono molti stranieri di altri paesi e qualche centinaio di italiani. Delle circa 700 persone che condividono questo alveare umano sono una cinquantina quelle risultate positive al coronavirus, tutte asintomatiche.

Il 22 giugno è scattato il cordone sanitario e lo screening di massa ai residenti. Un’operazione complicata in un contesto come quello dei palazzi Cirio, dei quali non esiste un censimento completo e dove è difficile controllare gli accessi e le uscite. Ufficialmente risulta un solo caso di allontanamento non autorizzato dalla zona rossa e il governatore campano Vincenzo De Luca ha annunciato ieri pomeriggio l’intervento di un contingente dell’esercito. Ma diversi residenti, preoccupati sia per i contagiati sia per il rischio di vedere sfumare la stagione estiva che dovrebbe garantire una boccata d’ossigeno alla zona, hanno deciso di presidiare personalmente il varco. Sono iniziate le proteste, poi i tafferugli tra italiani e stranieri.

Matteo Salvini, immancabile, ha soffiato sul fuoco: “I cittadini italiani sono esasperati perché chiusi in casa mentre alcuni immigrati violano le regole come se nulla fosse”. Più a nord, c’è l’altro allarme di queste ore: il focolaio partito nel magazzino della ditta di logistica Bartolini di Bologna. Negli scorsi giorni due dipendenti erano risultati positivi al Covid-19. La direzione dell’azienda ha chiuso il magazzino per precauzione e sono partiti i controlli. 54 operai positivi, nove sintomatici, due ricoveri in ospedale. C’è un’altra decina di positivi in altri magazzini bolognesi, che coinvolge altre ditte della logistica. Centinaia di tamponi sono già stati fatti e altri dovranno essere eseguiti nei prossimi giorni ai lavoratori e alle loro famiglie.

La scienza non è tifo. “Ci siamo accorti dei casi di Covid perché il sistema funziona”, dice Manfellotto del Fatebenefratelli.

A cercare di rimettere le cose nella giusta prospettiva è Dario Manfellotto, direttore del dipartimento di Medicina Interna del Fatebenefratelli di Roma e presidente della Federazione dei medici internisti ospedalieri (FADOI), che invita alla calma.

“Non scambiamo il dibattito tecnico e scientifico per uno scontro tra tifoserie opposte: non esiste una virologia di destra e una di sinistra, tra i medici non c’è un partito dell’apertura e uno della chiusura. Dobbiamo essere cauti e fare prevalere i dati.

E quello che ci dicono le analisi relative ai diversi focolai italiani è che il sistema funziona.

A Bologna ricoverati sono due sulla cinquantina di casi totali, i sintomatici solo nove. A Mondragone sembra siano tutti asintomatici. Ci siamo accorti di questi focolai perché abbiamo testato e tracciato contatti, come bisogna fare”. Chi cerca trova insomma.

“Sì – dice Manfellotto – ma è anche importante spiegare che il sistema ha funzionato tutta Italia, da nord a sud, e ha retto persino fronte a uno tsunami come quello lombardo, dove quest’inverno avevamo centinaia di casi nello stesso momento nei pronto soccorso. Nessuno avrebbe mai immaginato una situazione del genere. A febbraio chiamavano i colleghi internisti lombardi, che era in prima linea nel fronteggiare l’epidemia raccontando di avere 50, 60 nuovi ricoveri giorno, quando la media normale è di gran lunga inferiore. La diffidenza verso gli ospedali privati credo sia dovuta a una generale scarsa conoscenza del Sistema sanitario nazionale (Ssn) e alla confusione tra i centri convenzionati, quelli classificati e le vere cliniche private. Va chiarito che molti grandi ospedali sono privati ma fanno parte a tutti gli effetti del Ssn e hanno contribuito pienamente ad affrontare la pandemia”.

“Il virus è ancora presente e l’infezione segue suo normale sviluppo”, aggiunge Manfellotto. “Ora si tratta anticipare eventuali problemi: sia mantenendo i comportamenti individuali raccomandati sia continuando la sorveglianza epidemiologica, il famoso test , trace and treat.”

“L’epidemiologia influenza la clinica: se oggi troviamo una persona che ha sviluppato l’infezione possiamo bloccarla, curarla e individuare i suoi contatti”.

Secondo Manfellotto i nuovi focolai – oltre a quelli citati, nell’ultima settimana ne sono sta identificati in famiglie di Reggio Calabria, Reggio Emilia, Bolzano, in case di riposo di Alessandria Como, oltre a quelli già noti della Garbatella dell’ospedale San Raffaele Pisana di Roma – si sono sviluppati in contesti chiusi e specifici: ” famose residenze per anziani, i contesti familiari le aree sociali disagiate”, come nei palazzoni Mondragone. “Il rischio è anche nelle carceri aggiunge il medico, “dove pure occorre testare secondo un criterio e con protocolli condivisi.

IL FOGLIO, Enrico Cicchetti, 26 giugno 2020