Usi ed abusi dello screening per trombofilia ereditaria

1854

Valeria Rossetto, Valentino Moretti.
UOC Medicina interna, ospedale S.Antonio di S.Daniele del Friuli
valeria.rossetto@hotmail.it

Abstract
Lo screening per trombofilia è uno strumento diagnostico frequentemente utilizzato, ma capita di chiedersi quali siano state le aspettative che hanno spinto un medico (qualche
volta un paziente ) a richiederlo. Raramente infatti dal risultato dello screening deriva una modifica della gestione clinica del paziente e – qualche volta – derivano decisioni
perlomeno discutibili e non sostenute dalle evidenze disponibili. Sottoporre una persona a screening per trombofilia è un atto non privo di importanti implicazioni economiche, psicologiche e mediche; è quindi di fondamentale importanza razionalizzare l’uso di questo test che, quando sviluppato nei giusti contesti, può rivelarsi di grande utilità.
Lo scopo del presente articolo è quello di indicare, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, le situazioni in cui sia appropriata la ricerca di uno stato trombofilico, quali siano i test da eseguire ed in quali momenti eseguirli. Il tentativo è quello di definire i contesti in cui il riscontro di trombofilia influenzi le condotte terapeutiche.

Introduzione
Il 40% circa degli eventi tromboembolici venosi è sotteso da una condizione di trombofilia ereditaria o acquisita1 .Non è scontato però affermare che l’identificazione del tipo di trombofilia sottostante possa modificare la storia clinica del paziente…

 

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