Farmaci antipertensivi e rischio di cancro

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Carissime Amiche e Amici della FADOI e dell’ANÌMO,
quella che vi presento oggi è un’edizione speciale de “L’Opinione dell’Esperto”, si tratta infatti di un team di esperti.
Il gruppo è capitanato da Franco Rabbia, Dirigente Medico SCU Medicina Interna 4 – Centro Ipertensione. AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. Specialista in Medicina Interna, ESH Hypertension Specialist e, attualmente, uno dei responsabili del Centro Ipertensione, unico Centro di eccellenza riconosciuto dall’ESH in Piemonte. Il dottor Rabbia è affiancato da due sue collaboratrici: Elisabetta Eula e Elvira Fanelli.
Egli ha iniziato ad occuparsi di ipertensione arteriosa nel 1986 collaborando con Giuliano Pinna che lo ha coinvolto nella fondazione del Centro Ipertensione delle Molinette. Ed è proprio Giuliano Pinna che stavolta si espone in prima persona affiancando il suo allievo nella redazione di questa edizione dell’Opinione. Quasi superfluo presentare Giuliano, il nostro Editor in Chief di aggiorn@fadoi e già Direttore della Medicina Interna di Asti, già Responsabile Nazionale dell’area ipertensione FADOI, consigliere onorario di FADOI Piemonte.

Questo agguerritissimo gruppo ci presenta la sua opinione su un argomento di estrema praticità e attualità: “Farmaci antipertensivi e rischio di cancro”. Un’accoppiata davvero letale, infatti le malattie cardiovascolari e le neoplasie rappresentano la più importante causa di morte nei paesi occidentali. Queste patologie spesso coesistono nello stesso individuo, talora peggiorandone le condizioni cliniche, complicandone la gestione terapeutica e ponendo interrogativi circa un comune pathway fisiopatologico.

È recente lo scalpore mediatico suscitato dall’associazione tra due delle più utilizzate classi di farmaci antipertensivi e diversi tipi di cancro: gli inibitori del sistema Renina-Angiotensina (Ace-inibitori e sartani) e i diuretici tiazidici, in particolare l’Idroclorotiazide. Profondamente diverso, però, è il nesso causale tra queste due classi di farmaci e il cancro ed è necessario saperlo. Nel caso dei sartani e Ace-inibitori l’associazione sarebbe da ricercare nella presenza di sostanze cancerogene contaminanti prodotte durante la fabbricazione delle molecole stesse, mentre per quanto riguarda l’Idroclorotiazide l’associazione deriverebbe dalla composizione chimica del farmaco stesso e, soprattutto, dalla sua capacità di fotosensibilizzazione.

È anche presente una ricca e aggiornata tabella sulle caratteristiche degli studi osservazionali che valutano l’associazione tra uso di diuretici tiazidici o simil-tiazidici e le neoplasie cutanee.

Questa dotta esposizione cerca appunto di far luce su aspetti fisiopatologici spesso ambigui e la realtà clinica che, incontrovertibilmente, ha dimostrato come l’utilizzo di farmaci antipertensivi e cardiovascolari abbia drasticamente migliorato la spettanza e la qualità di vita di milioni di persone al mondo e come i dati attuali in nostro possesso non sembrano assolutamente giustificare la sospensione di farmaci quali diuretici, sartani o ACE-inibitori per ridurre un ipotetico rischio di neoplasia, ma un attento follow-up a 360° dei pazienti ipertesi in farmacoterapia è comunque necessario e deve essere applicato nella “Good Clinical Practice” di ogni giorno.

Ringraziamo tutti gli autori per questo importante contributo e auguro a tutti voi una buona lettura.

Andrea Fontanella