Ossigeno, pillole e dispositivi: è la cura fai da te.

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Dalle medicine all’ossigeno, le regole per curarsi a casa.

  • Linee guida diverse per ogni regione: paracetamolo e cortisone in emergenza

  • Il saturimetro e il test della passeggiata. E bisogna curare anche le altre patologie

IL DOCUMENTO

Anche quando l’Italia cerca di muoversi per alleggerire il numero dei ricoverati per Covid nelle terapie intensive e nei reparti di medicina scoppiano le polemiche. E i campanilismi. Sono settimane eh e le Regioni, ognuna secondo criteri propri, stanno preparando le linee guida per assistere i malati meno gravi a casa. Fino ad oggi, un documento che dia direttive uniche per tutto il Paese non esiste, c’è solo una bozza che da giorni è sottoposta a revisioni. Possiamo comunque essere certi che le indicazioni sono quasi sovrapponibili e che in tempi brevi dovrebbero confluire in un solo protocollo. Nel testo, messo a punto dal gruppo di lavoro del ministero della Salute, di cui fanno parte anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locateli! e altri membri del Cts, vengono indicati i farmaci da utilizzare nelle terapie a domicilio.
Obiettivo: far diminuire la pressione sugli ospedali, attraverso il monitoraggio e la gestione dei pazienti a domicilio.

1. CHE COSA SERVE PER LA TERAPIA

II paracetamolo viene indicato per i sintomi febbrili, gli antinfiammatori se il quadro clinico del paziente inizia ad aggravarsi, i cortisonici solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario. No antibiotici se non ci sono sovrainfezioni batteriche. Eparina per le persone che hanno difficoltà a muoversi. Non modificare le terapie che il paziente prende per patologie croniche come il diabete o altri disturbi cardiovascolari. Nessuna raccomandazione nei confronti di integratori o supplementi vitaminici.

2. LA CLASSIFICAZIONE DELLA MALATTIA

II documento prevede anche delle classificazioni della patologia. L’infezione è ritenuta lieve se il paziente ha febbre ma assenza di affanno e alterazioni radiologiche. Moderata se è presente la polmonite e l’ossigenazione del sangue (da misurare con il saturimetro al dito) si attesta intorno a 90. Severa quando l’ossigenazione è al di sotto della soglia, c’è un’alta frequenza respiratoria e si riscontrano infiltrazioni polmonari, È malattia in stadio critico se sono presenti insufficienza respiratoria, shock settico o diversi organi sono compromessi.

3. POSITIVI MA ASINTOMATICI

«Chi è positivo ma non ha sintomi – spiega Dario Manfellotto, direttore del Dipartimento di medicina interna del Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e presidente FADOI, deve stare a casa lontano da tutti e non prendere nulla. Poi rifarà il tampone e il medico deciderà, secondo le indicazioni, se potrà tornare nella comunità».

LE QUATTRO CLASSIFICAZIONI DELL’INFEZIONE: LIEVE, MODERATA, SEVERA E IN STADIO CRITICO

5. LA PROVA DELLA CAMMINATA

Una prova per capire in che condizioni sta il paziente positivo a casa è quella definita come “il test dei 6 minuti di passeggiata”. «Il paziente deve camminare con il saturimetro al dito per un tempo pari a sei minuti – consiglia Manfellotto – Se questo resta a livelli buoni la condizione non desta preoccupazione. Se invece la soglia si abbassa a 90 o sotto allora deve scattare l’allarme. C’è da preoccuparsi anche se una persona mostra segni di confusione o passa lungo tempo in stato soporoso. Attenzione, ci potrebbe essere una compromissione neurologica importante».

4. I PRODOTTI INDISPENSABILI

Due sono gli elementi base indispensabili per accudire un paziente a casa: gli antiperitici per abbassare la febbre e il saturimetro per controllare il livello di ossigeno arterioso nel sangue. In condizioni normali, la saturazione dell’emoglobina arteriosa si avvicina al 100 per cento. In presenza di malattie respiratorie o situazioni critiche questo livello tende a calare. I valori ottimali si aggirano intorno al 97-98%. Quando scendono al 90% si parla di ridotta quantità di ossigeno nel sangue. Gli antibiotici dovrebbero restare nell’armadietto se non prescritti dal medico. «Vanno monitorati febbre, tosse e affanno- aggiunge Manfellotto– è chiaro che se l’organismo va in sofferenza e il saturimetro sfiora i 90 va avvisato subito il medico. L’eparina viene consigliata ai pazienti che hanno difficoltà a muoversi perché sofferenti per malattie indipendenti dal Covid o perché indeboliti dall’infezione. Al cortisone arriviamo quando si presenta una
compromissione polmonare valutando sempre le condizioni generali del paziente. Sia fisiche che sociali. Calcoliamo che un 15% dei ricoverati è rappresentato da chi poteva essere curato a casa ma anche da chi a casa sarebbe solo. Nella maggior parte dei casi, sono molto anziani. Questi dobbiamo continuare a poterli accogliere».