“Noi medici internisti Siamo combattenti” | Lettera di Ombretta Para a LA NAZIONE-PRATO

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«E’ una guerra, abbiamo armi limitate ma arriviamo a fare le diagnosi più complicate»

Mi sono innamorata della medicina interna per la sua visione olistica e quell’approccio così completo al paziente. L’internista, che ancora oggi i miei amici più cari non sanno bene chi sia o cosa faccia. Un’entità astratta tra l’arredatore di interni ed il leggendario Dottor House.”

“Per me invece è sempre stato tutto così chiaro. Arrivare a formulare una diagnosi complicata laddove tutti gli altri si erano arresi era affascinante. E continuavo a ripetere con orgoglio ai miei specializzandi che la nostra competenza, il nostro strumento più grande,
è il ragionamento clinico. Dietro uno stesso sintomo possono nascondersi diverse patologie
e come in un cast cinematografico dove ruotano tante diverse figure. Beh, spetta a noi il ruolo di registi per evitare al paziente inutili e lunghi calvari tra diversi specialisti.

Poi è arrivato il coronavirus. E con lui tutte le nostre piccole certezze hanno iniziato a vacillare. Tutto assorbito in un unico vortice, un nome che assomiglia più alla sigla di un astronave, Covid-19, che ci ha catapultati in un altro pianeta. Ed all’improvviso ci siamo ritrovati schiacciati da un enorme senso di impotenza e di inutilità. Sai che le armi da usare sono poche, sempre le stesse, finché ci saranno, finché ce ne sarà per tutti. È una guerra, le risorse limitate, le forze allo stremo.

Non conta più essere internisti, anestesisti, pneumologi. Siamo combattenti, in un esercito anonimo, in una desolazione disarmante. Noi internisti siamo abituati alle sfide impossibili, il nostro paziente tipico è «il paziente complesso». La vera sfida adesso è conservare la nostra peculiarità, quel prezioso ragionamento clinico.
Ecco, noi internisti siamo così ed in questo momento forse dovreste imparare a conoscerci un po’ di più. Perché solo se ne usciremo migliori, solo se la battaglia porterà anche frutto e non solo morte, solo se amplieremo i nostri orizzonti, solo se daremo  giusto riconoscimento a quegli eroi che in realtà hanno sempre combattuto in silenzio, solo così
non sarà stato tutto vano.”

Ombretta Para, referente nazionale Giovani Internisti FADOI

Articolo pubblicato su LA NAZIONE-PRATO, 29 marzo 2020