Molti pazienti non Covid trovati positivi in corsia. Ci dicano come gestirli

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Dario Manfellotto: “Serve un protocollo condiviso”.

Intervista di Margherita De Bac

Come gestire i pazienti che entrano con tampone negativo in ospedale per un problema diverso dal Covid e dopo qualche giorno si scopre che sono diventati positivi? È il vero problema organizzativo nelle strutture di ricovero che, superata l’ondata di dicembre-febbraio, si trovano a fronteggiare il fenomeno degli «incidentalmente positivi». Così li annovera, per semplificare, Dario Manfellotto, presidente di Fadoi (Federazione associazioni internisti ospedalieri), internista al Fatebenefratelli-Isola Tiberina.

Che succede?
«Due-tre pazienti su dieci fra quelli classificati come Covid si trovano nei reparti di medicina per altri motivi, ad esempio scompenso cardiaco, cardiopatie gravi, bronchite cronica o ischemia. Al pronto soccorso il tampone è negativo. Poi quando devono essere dimessi, oppure dopo sette giorni dal ricovero, vengono ricontrollati, secondo il protocollo, e risultano positivi seppure sempre asintomatici».

E voi che fate?
«E proprio questo il problema del momento. La scelta.se trasferire il malato nei centri Covid, dello stesso ospedale o in altre strutture, o se tenerlo comunque in una stanza isolata del reparto, spetta al medico. E una grande responsabilità continuare ad assisterlo in medicina col rischio di esporre al contagio gli altri pazienti, per quante precauzioni vengano prese. Siamo costretti a rivoluzionare l’assetto del reparto, tracciare con il tampone gli altri degenti che hanno avuto contatti con il positivo, trasferirli in altri spazi. Acrobazie».

Non seguite un protocollo nazionale?
«Abbiamo delle linee guida interne mancano invece protocolli ufficiali, condivisi, dedicati proprio a questo tipo di malati che non entrano nei reparti per il Covid. In questa fase oltretutto il personale sanitario è ridotto perché abbiamo diversi operatori contagiati che rimangono a casa. La gestione di un paziente con Covid in un centro non dedicato è quindi molto più difficile. Pensi soltanto a quando uno di loro deve essere portato in radiologia per fare la Tac. Se poi, al momento della dismissione, il paziente è positivo non possiamo rimandarlo a casa, a meno che a domicilio non sussistano le condizioni per garantirne l’isolamento».

E in questi casi?
«Le liste di attesa per chi deve entrare si allungano. I letti restano occupati» Tutti i nosocomi hanno le stesse difficoltà? «Secondo un’indagine di Fadoi, il 57% degli ospedali hanno difficoltà a isolare gli asintomatici e il 29% non riescono a organizzare sistemazioni sicure col rischio di contagiare i non Covid nel 5o% dei casi. L’isolamento comporta comunque la perdita di altri posti letto. Le conseguenze? il 64% degli ospedali deve rinviare un numero rilevante di ricoveri programmati, il 7% li ha sospesi del tutto. La percentuale dei rinvii sale all’86% per gli interventi chirurgici».

Paura di tornare indietro?
«La fase critica per fortuna è ormai alle spalle però da un paio di settimane abbiamo osservato un lento, progressivo aumento dei ricoveri in area medica come indicano gli ultimi bollettini ufficiali. Per ora non siamo preoccupati ma è urgente che ci dicano ufficialmente come gestire gli incidentalmente positivi».

Dario Manfellotto, Presidente Nazionale FADOI

CORRIERE DELLA SERA, Margherita De Bac 25 Marzo 2022

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