La Repubblica | Manfellotto: Gli ospedali messi in crisi dai positivi asintomatici ricoverati per altre patologie

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di Michele Bocci

Intervista a Dario Manfellotto, Presidente Nazionale FADOI

Non sono ricoverati a causa del Covid, ma sono positivi. Soffrono di altre patologie e il fatto che siano anche infetti non rappresenta un problema dai punto di vista sanitario. Il guaio è tutto per l’ospedale e per la sua offerta di servizi sanitari. Secondo Dario Manfellotto, che presiede la Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), non è importante cambiare il modo di conteggiare i ricoverati ai fini della decisione del colore delle Regioni. Bisogna piuttosto pensare a come gestire questi pazienti.

Qual è l’impatto sull’ospedale di un malato con un’altra patologia e scoperto positivo al coronavirus?

«Comunque devastante. Facciamo i controlli periodici dei ricoverati e chi resta una settimana affronta anche tre tamponi molecolari. Se risulta positivo, anche se del tutto asintomatico, e ha bisogno dell’assistenza ospedaliera perché magari ha una colica, deve essere isolato. Però bisogna anche valutare se nel suo caso sia giusto fare i monoclonali. Se nell’ospedale c’è un reparto Covid, si trasferisce».

E se il reparto Covid non c’è?

«Va spostato in un altro ospedale che ne è dotato, se ha la disponibilità, cosa al momento molto difficile».

Non si può isolare dove si trova?

«È quello che facciamo, ma con enormi difficoltà, per allontanare la persona dagli altri pazienti. Va poi creata una “zona filtro” per il personale, che impiega molto più tempo a svolgere le attività assistenziali. Tra vestizione e svestizione vanno via 30-40 minuti e poi va fatta la visita. I tempi lunghissimi compromettono la qualità dell’assistenza ai pazienti non Covid. Ci vorrebbe più personale, ma adesso è quasi impossibile averlo».

Come si organizza l’isolamento in una corsia?

«Dipende come sono le stanze. Se sono da due, quando trovi un positivo fai i test anche all’altro ricoverato nello stesso ambiente. Dopo qualche giorno potrebbe positivizzarsi. Se però la stanza ospita un numero di pazienti superiore l e cose diventano ancora più complicate. In generale, visto che il positivo deve stare da solo in una stanza, si può ridurre di molto la capacità del reparto».

E il personale?

«Quello è un altro problema. La regola è che dopo un contatto stretto con un positivo, fuori da un reparto Covid, l’operatore deve fare un tampone antigenico al giorno per 5 giorni. Se ha i sintomi va a casa e restiamo sguarniti. Ovunque ci sono problemi di organico a causa di operatori positivi. In un pronto soccorso del Lazio c’è stato un cluster di oltre dieci infermieri contagiati che ha costretto la direzione a trasferire tutto il personale da un reparto chirurgico all’emergenza. Ma ovviamente tutta l’attività di quel reparto è stata bloccata».

Come sta chi ha i sintomi del Covid?

«Non c’è dubbio che situazione non sia quella di novembre dello scorso anno. L’impatto dei vaccini è stato clamoroso e abbiamo casi mediamente meno complessi. I gravi sono soprattutto i non vaccinati o i vaccinati fragili a causa di altre patologie gravi. Il problema è la numerosità di questi casi, altamente contagiosi a causa di Omicron».

Quanto è pesante la situazione per gli altri pazienti?

«Molto, le attività si riducono. Se una persona che il giorno dopo deve fare la gastroscopia si scopre essere in una stanza con un positivo, non può affrontare l’esame. L’attività programmata può saltare, mentre restano assicurate le urgenze».

Cosa pensa dell’idea di cambiare il conteggio dei casi in ospedale distinguendo tra ricoverati “per” Covid e ricoverati “con” Covid?

«Al di là dei dati, che hanno a che fare con i colori delle Regioni, i ricoverati per altri motivi ma poi scoperti positivi al coronavirus, come ho spiegato, hanno comunque un grande impatto sull’organizzazione e quindi sugli altri pazienti. E infatti un po’ tutte le Regioni hanno sospeso o stanno sospendendo l’attività di elezione, cioè i ricoveri, chirurgici e non, che sono programmati ma non Urgenti

 

La Repubblica, 15 Gennaio 2022

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