“Il Medico esterno”. Leggi l’articolo del presidente Fadoi sul Corriere della Sera

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Articolo di Dario Manfellotto pubblicato oggi sull’inserto Salute del Corriere della Sera.

“Oggi viviamo il paradosso di una tecnologia avanzata che «entra» sempre più a fondo nel corpo del paziente, ma porta «fuori» il curante”.

 

Negli USA, a Chesterfield, un ospedale “virtuale”, senza ricoverati, assiste a distanza nelle case o in altre strutture 2.400 pazienti, erogando cure sanitarie grazie alla telemedicina e a tecnologie avanzatissime.

Inoltre, aumentano gli studi che mettono a confronto gli algoritmi di diagnosi e cura del dottor Google con le capacità dei medici, come quello appena pubblicato sulla diagnosi del tumore della mammella.
Chissà cosa avrebbe pensato di questa medicina virtuale e tecnologizzata Augusto Murri, il padre della medicina Interna, che a cavallo dell’800 e del ‘900 avvicinava il medico al malato. Gli strumenti come lo stetoscopio e poi lo sfigmomanometro per la pressione, l’elettrocardiografo facevano via via dire addio alla vecchia medicina che teneva a distanza il corpo del paziente, veicolo un tempo di infezioni incurabili, e amplificavano la capacità del clinico.

Oggi viviamo invece il paradosso di una tecnologia avanzata che “entra” sempre più a fondo nel corpo del paziente, ma che rischia di riportare sempre più all’ “esterno” la figura del medico. La crescita esponenziale delle conoscenze e della tecnica ha consentito successi inimmaginabili nella cura delle malattie. Ma la medicina di precisione e personalizzata, pur tanto di moda, si basa in realtà su una valutazione perlopiù molecolare, genetica, che ancora una volta vede lo strapotere della tecnologia rispetto alla valutazione clinica, che dovrebbe precedere e non seguire la tecnica, governandola. Il medico del futuro dovrà essere capace di utilizzare al meglio tutti i progressi della scienza. A cominciare della medicina basata sull’evidenza, da individualizzare e trasferire al paziente visto nella sua interezza e nella sua vita reale.
Oggi l’iper-specializzazione ha finito invece per frammentare sempre più il corpo del malato, visionato dal medico per l’aspetto di propria competenza, tralasciando non di rado tutto il resto, col rischio di omissioni o di errate diagnosi.

Per questo la medicina interna deve tornare ad essere collocata “al centro del villaggio”, potenziandone la capacità di coordinamento tra i dipartimenti intra ed extra ospedalieri. Ma anche aprendo le porte delle scuole di specializzazione. Oggi la medicina interna con 1.878 professionisti in meno rispetto al fabbisogno è la terza specialità medica per carenza di organico. Una falla da riparare al più presto a favore di una medicina capace di salvaguardare il passato per investire nel futuro. La società FADOI lo sta facendo mettendo l’esperienza dei medici più anziani al servizio della formazione dei giovani. Coniugando carità antica e mezzi modernissimi, all’insegna di un Umanesimo che i medici internisti hanno sempre incarnato.

Dario Manfellotto

Presidente FADOI

Articolo del Corriere Salute

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