IL FOGLIO. Lettera al Direttore

336

Caro Direttore,

ho letto con molto piacere l’intervista di Myrta Merlino pubblicata sul Foglio del 5 marzo. La sua idea di proporre la sottoscrizione “da parte di giornalisti e operatori dell’informazione di un vero e proprio Giuramento di Ippocrate” per affrontare temi caldi come quelli della pandemia è molto suggestiva, ed evidenzia la necessità di fermarsi a riflettere sul ruolo della comunicazione sanitaria in quest’epoca.

So che i giornalisti già dispongono di codici etici, come la carta di Perugia o altri. Vi sono anche linee guida internazionali per la comunicazione giornalistica in ambito sanitario, una sorta di decalogo che al primo punto dice “First, try to do no harm” che corrisponde proprio al latino Ippocratico “Primum non nocere”. E poi al secondo punto la raccomandazione di verificare sempre fatti e fonti anche a costo di sacrificare l’urgenza dell’articolo.

Proprio per questo, nel condividere l’ottima analisi che la Merlino fa del mondo dei media, del loro ruolo essenziale nel riportare le notizie, vorrei riflettere però sulla parte che svolge la comunità scientifica, anche rifacendomi a un documento appena pubblicato dalla Consulta cardiovascolare, che riunisce alcune delle più importanti società scientifiche come quella di Medicina Interna, FADOI, della quale sono presidente.

I giornalisti come Merlino fanno molto bene il loro mestiere e non mi permetto di dare consigli. Però in questi lunghi mesi per riempire tante pagine di giornale e ore e ore di programmi radio-televisivi, capita anche di ascoltare “esperti” poco competenti o che non hanno mai fatto pubblicazioni scientifiche sui temi sui quali sono intervistati e che magari vengono invitati soltanto per il loro modo di affrontare la telecamera e di rispondere alle domande.

In alcuni casi, anche il contributo dei migliori esperti è stato affiancato a quello di pseudo-esperti o accostato a figure dello spettacolo, divi televisivi, politici ed altri personaggi di varia estrazione. Il tutto sotto la formula del “talk show” che, ponendo su un piano di parità i diversi interventi, stimola contrapposizioni o veri e propri scontri verbali.

Però è proprio il mezzo, soprattutto quello televisivo, che la Merlino governa al meglio, con grande competenza, che espone al rischio maggiore di fare confusione e di venire scambiati non per tecnici ma per tifosi e di apparire schierati e non indipendenti. Il dibattito scientifico è normale che avvenga e si è sempre svolto nelle sedi opportune e riservate a noi medici e ricercatori. Averlo trasferito negli studi televisivi o sulle pagine dei giornali ha creato la confusa situazione attuale e su questo i medici dovrebbero riflettere .

L’auspicio è che la futura comunicazione sia, da parte di medici e scienziati, più sobria, con meno previsioni, con una più netta distinzione dei fatti dalle opinioni e con un accento assai maggiore sulle metodologie e sugli studi necessari per un avanzamento delle conoscenze.

Tornando alla proposta di Myrta Merlino di far sottoscrivere ai giornalisti una sorta di Giuramento di Ippocrate, direi invece che sarebbe opportuno che la Comunità scientifica ricordasse di averlo già sottoscritto .

Dario Manfellotto

Primario di Medicina Interna Fatebenefratelli ROMA

Presidente Fadoi (Federazione dei medici internisti ospedalieri)