Corriere della Sera | Rinnovare la Medicina Interna

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Il modello organizzativo più funzionale è quello “a rete”, dove ogni professionista collabora, compresi quelli impegnati sul territorio

Dalla malattia al malato, che sempre più affetto da multimorbilità richiede una gestione globale e multidisciplinare dei suoi problemi, superando quello spezzatino della medicina che è il rovescio della medaglia dell’approccio super-specialistico.

La cura di questi pazienti complessi non può limitarsi ad aderire asetticamente alle pur indispensabili linee guida, ma occorre pensare a percorsi clinici personalizzati, capaci di migliorare la qualità di vita del malato, prevenendo l’insorgenza di complicanze e disabilità.

Per farlo occorre un approccio multidisciplinare, che superi gli steccati tra le diverse specialità attraverso la regia della medicina interna, ancora capace di uno sguardo a 360 gradi del singolo paziente, nel quale la valutazione clinica del medico precede anziché seguire la tecnica, governandola.
E’ la vera sfida della medicina del futuro che dal 2 al 4 ottobre a Firenze sarà al centro del congresso FADOI, la Federazione dei medici internisti ospedalieri.

L’esperienza maturata durante la pandemia, dove l’approccio multidisciplinare è stata l’arma vincente per contrastare gli attacchi multisistemici del Covid, ci conferma che l’idea di una medicina interna che assiste pazienti a bassa intensità di cura è oramai fuori della realtà, perché al di là dei ricoverati Covid, la maggior parte dei pazienti che arrivano nei reparti di area medica per acuzie da pronto soccorso hanno oramai un elevato livello di complessità e comportano un notevole carico assistenziale.

I pazienti che oggi impegnano le maggiori risorse sono quelli con diagnosi indefinita, che necessita di multiple valutazioni specialistiche, e i cronici, con più patologie che interagiscono tra loro.
Per questo è necessario riorganizzare le aree mediche dei nostri ospedali, valorizzando le competenze trasversali della medicina interna, in grado di affrontare anche i problemi dei malati a più alta intensità di cura, come è avvenuto in era pandemica con la gestione delle aree sub intensive da parte dei medici internisti.

I dati sui ricoveri in area medica mostrano come ai primi posti figurino pazienti “mediamente critici”. Nell’ordine affetti da insufficienza cardiaca e shock, edema polmonare acuto, emorragia cranica, infarto polmonare e polmonite.
Per assistere questi pazienti il modello organizzativo più funzionale è quello “a rete”, dove tutti i professionisti, compresi quelli del territorio, collaborano. L’attivazione a luglio della rete di medicina interna in Lombardia è un passo in questa direzione. Come Fadoi ci impegneremo affinché non resti un esempio isolato.

Dario Manfellotto, Presidente FADOI

Corriere Salute, 30 settembre 2021