Stimato e caro Dottore,
con questa lettera, desidero esprimere a Lei e a tutti i medici la mia vicinanza, il mio apprezzamento, il mio incoraggiamento.”
Con queste parole inizia la lettera che Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, ha indirizzato a tutti i Medici, in occasione della festa di San Luca, patrono dei medici (18 Ottobre).
La lettera penso darà un po’ di incoraggiamento e sostegno a molti di noi, credenti e non credenti, spesso “affaticati”, come suggerisce con garbo l’Arcivescovo.
Notevole anche l’invito a prenderci cura un po’ anche di noi stessi: “sono certo che ne saranno lieti e grati anche sua moglie/suo marito e i suoi figli e persino i suoceri!”.
Chissà, forse avere scoperto chi siamo noi Internisti lo ha aiutato ad ispirarsi. Infatti al convegno sul Fine Vita che abbiamo organizzato in Aprile in Lombardia lo abbiamo invitato, e ha svolto una lettura illuminante. Nella parte successiva, riservata alle “domande”, io gli ho poi chiesto se sapesse chi fossero gli INTERNISTI; l’Arcivescovo, candidamente e sinceramente, non potendo dire bugie, ha risposto che non lo sapeva, dandomi così la possibilità di spiegarlo anche a lui.
Accogliamo allora il Suo invito a riposarci un pochino, per poi ripartire con ancora più entusiasmo e vocazione, rispecchiandoci negli occhi pieni di trepidazione e di gioia di tanti giovani Colleghi che si affacciano alla professione medica.
Rispolverando quello che scriveva Tinsley R. Harrison nella prefazione alla I edizione del libro che poi da lui ha preso il nome:
 No greater opportunity or obligation can fall the lot 
of a human being than to be a physician.
In the care of the suffering he needs tecnhical skill,
scientific knowledge, and human understanding.
He who uses these with courage, humility , and
wisdom will provide an unique service for his fellow
man and will build an enduring edifice of character
within himself.
The physician should ask of his destiny no more than this,
and he should be content with no less.”
Buona lettura cari Amici
Antonio Brucato