Care Amiche e Amici della FADOI,

dopo l’entusiasmante pausa del congresso di Bologna eccoci di nuovo col numero di aggiorn@fadoi del 1° giugno. I tempi oramai sono “caldi” così come gli argomenti.

Si comincia subito con un position paper dell’ESC Working Group on Thrombosis su terapia antitrombotica e massa corporea. Il BMI è frequentemente segnalato come misura dell’obesità e ragionevole marker di rischio cardiovascolare, anche se l’obesità addominale potrebbe forse riflettere in modo più accurato tale rischio, ma non viene sistematicamente riportata nei trial e nei registri.  Questo documento, pertanto, nonostante i vari limiti, si è concentrato sul BMI come indicatore dell’obesità, ma si è riferito anche ad altre misure, quando era il caso, con un passaggio al peso corporeo quando ci si riferiva alle dosi dei farmaci.

Segue ora un argomento sempre caro al Pinna nazionale: la relazione tra rilevazione dinamica della pressione, pressione “office” e mortalità. Il punto di forza di questo studio è la dimensione del campione (una coorte nazionale, multicentrica che includeva 63.910 adulti del primary care reclutati dal 2004 al 2014 in Spagna). Esso ha esaminato le associazioni della pressione arteriosa misurata in ambulatorio (clinica) e di quella dinamica delle 24 h (ABPM 24 h) con la mortalità cardiovascolare e totale. Le conclusioni sono decisamente interessanti.

Altro argomento spinoso e sempre attuale: la Metformina in vari stadi d’insufficienza renale. La maggior parte delle linee guida e delle recensioni scoraggia l’uso di questa biguanide in pazienti con malattia renale cronica da moderata a severa per il timore dell’acidosi lattica attribuita al suo accumulo. Questo perché la metformina non viene metabolizzata, non si lega alle proteine ed è rapidamente eliminata dai reni. In realtà tutte le decisioni sono state prese in assenza di studi prospettici. In questo lavoro sono stati riportati i risultati di una completa indagine sull’insufficienza renale cronica in tre studi complementari. Esso è il primo a fornire una solida base per continuare il trattamento con la metformina (con dosi aggiustate per eGFR) nei pazienti con CKD moderata o grave.

Ecco ora due articoli di sicuro apprezzati da Cecilia Politi e da tutti i cultori della Medicina di genere: il primo è dedicato all’importanza del genere nella tolleranza per lunghi periodi dei corticosteroidi per via inalatoria. Se il rischio sembra modesto negli uomini, specie per l’influenza negativa sulla densità minerale ossea, lo è anche nelle donne? … e per quelle in fase post-menopausale?

Il secondo tratta delle differenze di genere negli outcomes dopo STEMI. Negli outcomes di pazienti giovani dopo uno STEMI le differenze di genere possono essere spiegate solo dalle disparità sessuali o dalla differente tempistica delle cure? Questo studio fa delle considerazioni prognostiche interessanti.

Suggerito e elaborato da Mario Visconti ecco uno studio sull’impiego delle cefalosporine di terza generazione nella terapia empirica delle peritoniti batteriche spontanee. Terapia empirica o terapia mirata? Quando e perché́.

Ancora ipertensione, ma stavolta è l’annoso problema dell’ipertensione resistente. In tali casi spironolattone o clonidina come quarto farmaco? Si sa che per ipertensione resistente s’intende un mancato controllo della pressione con tre farmaci, tra cui un diuretico, per cui bisogna aggiungere un quarto farmaco, che in genere è lo spironolattone, ma perché non la clonidina? Questo studio multicentrico, randomizzato prova a darci una risposta, ma forse i risultati sono deludenti.

Per rimanere nello stesso ambito dell’ipertensione resistente viene presentato lo studio PATHWAY-2: studio crossover randomizzato, in doppio cieco, condotto presso 14 siti di cure primarie e secondarie nel Regno Unito in 314 pazienti con ipertensione resistente. Esso tende a valutare se cambiamenti endocrini ed emodinamici nell’ipertensione resistente condizionino le risposte della pressione arteriosa allo spironolattone o all’amiloride. I risultati sui tre sottogruppi dello studio PATHWAY-2 suggeriscono che l’ipertensione resistente è comunemente uno stato di conservazione del sale, molto probabilmente a causa di secrezione inappropriata di aldosterone. Il confronto tra spironolattone e amiloride sembra esitare in una sostanziale parità.

Nella sezione AME NEWS si parla di osteoporosi e del consolidamento farmacologico dopo sospensione di denosumab.  Il denosumab è un anticorpo monoclonale diretto contro RANK-L, il principale mediatore dell’osteoclastogenesi, esso agisce come potente inibitore del riassorbimento osseo ed è utilizzato nel trattamento dell’osteoporosi post-menopausale e maschile ad aumentato rischio di frattura. Sull’argomento ecco un’interessante sintesi ad opera di Gregorio Guabello dell’Istituto Ortopedico Galeazzi.

Conferma il grande successo l’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA con i commenti e le chiose degli esperti, eccole in elenco:

Linee guida 2018 EASL* sul management del carcinoma epatocellulare.

Commento di Giorgio Ballardini e nota di Mario Visconti.

Linee guida inglesi sulla colangite biliare primitiva.

Commento di Giorgio Ballardini e Mario Visconti

Linee guida europee basate sull’evidenza sulle neoplasie cistiche pancreatiche (PCN).

Commento di Mario Visconti

Consensus statement italiano sulla diagnosi e trattamento del carcinoma differenziato della tiroide.

Qui, naturalmente, il commento è di Marco Grandi noto endocrino-internista … oltre tutto il resto.

NOTATE BENE, per la vostra comodità, da questo numero viene inserito anche l’elenco alfabetico delle linee guida pubblicate, col link di riferimento.

… bene, più semplice di così … non vi resta che leggere.

Cari saluti a tutti

Andrea Fontanella

 

 

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