Scarica l’opinione dell’esperto: EFFICACIA E SICUREZZA DEI FILTRI CAVALI NEL TEV

Scarica l’opinione dell’esperto: OMOCISTEINA E RISCHIO TROMBOTICO

Care Amiche e Amici della FADOI e dell’ANIMO,

il mese di ottobre è ricco di messi ed ecco che ci offre una doppia “Opinione dell’Esperto” ma, soprattutto con che qualità !!! Il primo (noblesse oblige) è il nostro Direttore del Dipartimento Ricerca, oltre che l’entrante Presidente Eletto, Francesco Dentali, validamente coadiuvato dalla dottoressa Daniela Mastroiacovo, dell’Università di Insubria, da noi ben conosciuta per la sua preparazione e competenza, specie nell’ambito delle malattie tromboemboliche. Questa magica coppia si addentra in un terreno spinoso e ricco di opinioni contrastanti che è quello dell’efficacia e sicurezza dei filtri cavali nel TEV, cercando di dare risposte ferme. È certamente ben noto come il riconosciuto trattamento del TEV acuto sia la terapia anticoagulante, in tutta la varietà di modi in cui essa può essere realizzata. Tuttavia le stesse linee guida riconoscono come, in presenza di importanti controindicazioni al trattamento anticoagulante o di recidive tromboemboliche durante la terapia, il filtro cavale possa evitare lo sviluppo di embolia polmonare. Attenzione, però,  in tali pazienti l’anticoagulazione andrebbe ripresa non appena la controindicazione assoluta viene meno e il filtro andrebbe rimosso il prima possibile.

Nell’opinione viene riportata una preziosa tabella con le caratteristiche più importanti dei principali studi sull’argomento, facendone poi una revisione critica sugli errori metodologici che ne hanno determinato, spesso, risultati deludenti. Leggiamo che ne abbiamo da apprendere.

Non me ne voglia ma inserisco per secondo il mio caro amico Fulvio Pomero Direttore della Medicina Interna, Ospedale S. Lazzaro di Alba e Santo Spirito di Bra, esperto al pari del primo di trombosi ed emostasi e anch’esso coadiuvato da due giovani della scuola di Specializzazione in Medicina Interna, Università degli Studi di Torino: Matteo Nicoletto e Pietro Salomone (lui fa tutto a doppio, due reparti, due collaboratori).

Anche questo team si cimenta in un argomento pieno di contrasti e di opinioni divergenti: omocisteina e rischio trombotico, ma ne abbiamo veramente bisogno?

Si parte da una condizione certamente patologica ma molto rara che è l’omocistinuria, in cui solitamente i valori di omocisteina  superano i 100 μmol/L, malattia metabolica ereditaria con trasmissione autosomica recessiva con incidenza di circa 1/300000. Per passare poi ai due argomenti  spinosi. Il primo è omocisteina e tromboembolismo venoso; l’iperomocisteinemia è un tema ancora oggi piuttosto sfuggente. Le evidenze scientifiche disponibili sono piuttosto deboli e non permettono di dirimere se l’iperomocisteinemia giochi un ruolo causale nell’aumentare la probabilità di TEV oppure sia semplicemente uno spettatore innocente. Soprattutto la concentrazione plasmatica di omocisteina non deve essere utilizzata per stabilire la durata della terapia anticoagulante dopo un tromboembolismo venoso o per indicare la necessità della tromboprofilassi primaria. Il secondo è omocisteina e rischio cardiovascolare. Utilizzando i dati di un’imponente revisione della Cochrane e quelli di undici metanalisi ci fornisce l’unico elemento che sembra avere un punto di certezza: la supplementazione vitaminica non produce alcun beneficio nel ridurre il rischio di cardiopatia ischemica, anzi…

Leggiamo quindi attentamente e conserviamo anche queste due opinioni tra i nostri “Bignami” della Medicina, alla fine avremo un “libercolo” prezioso e di rapida consultazione.

Una buona lettura a tutti, oltra, come sempre, ai miei cari saluti

Andrea Fontanella