Care amiche e amici della FADOI,

bentrovati, eccoci di nuovo. Agosto è passato, con i suoi ozi, i suoi piaceri ed i suoi dolorosi eventi, ma si riparte, perché sempre si deve ripartire. A noi adesso tocca presentare il numero del 1° settembre di aggiorn@fadoi, che in pratica dà inizio alla nuova stagione.

Si comincia con un prezioso contributo del mio caro amico Mario Visconti, che ci illumina su uno dei suoi tanti cavalli di battaglia: le Pancreatiti acute. Quando, ahimè tanti anni fa, cominciai la mia vita in ospedale, naturalmente in PS, se ne occupavano quasi esclusivamente i chirurghi, oggi, invece coinvolge sempre più noi internisti (spesso in collaborazione con gli intensivisti). Imperativo, quindi, aggiornarsi.

Seguono, come sempre ad opera di Giuliano e di Marco, delle utilissime considerazioni sul trattamento dell’endocardite infettiva, la cui epidemiologia e gestione sono in continua mutazione. Le linee guida sono come sempre preziose nel fornire raccomandazioni specifiche sulla gestione; tuttavia, quando si devono prendere decisioni terapeutiche, una particolare attenzione va sempre rivolta alle caratteristiche del singolo paziente, ai patogeni implicati e al rischio di sequele.

Ecco ora un’analisi retrospettiva dello studio ARISTOTLE, tranquilli, non parlo di anticoagulanti, si tratta di omonimia, parliamo di linfomi e, più precisamente di linfoma follicolare. Questo è il secondo più frequente linfoma non Hodgkin e rappresenta circa il 10-20% di tutti i linfomi nei paesi sviluppati. Il suo decorso clinico è eterogeneo e va da risposte prolungate alla terapia iniziale a frequenti recidive, ma con una risposta al trattamento di più breve durata dopo ogni recidiva. La priorità del trattamento per il linfoma follicolare è quella di evitare le ricadute, la trasformazione in sottotipi più aggressivi e, naturalmente, la morte. Lo scopo dello studio ARISTOTLE, è stato quello di esplorare l’effetto del Rituximab sul rischio di trasformazione istologica come primo evento dopo la terapia di prima linea e sul risultato dopo la trasformazione.

Argomento mai vecchio e mai abbastanza discusso: aspirina in prevenzione cardiovascolare, ma somministrata secondo il peso corporeo. Lo studio presentato afferma, dati alla mano, che è improbabile che un approccio con dosi fisse di aspirina sia ottimale, ma che sia necessaria una strategia più personalizzata … vedremo.

Se ne parla da tanto, eppure l’effetto dell’uso guidato degli antibiotici dai livelli della procalcitonina nella terapia delle infezioni delle basse vie respiratorie non è perfettamente chiaro. Sta comunque di fatto, come si evince dallo studio pubblicato sul NEJM, che nella clinica pratica   l’impiego della pro-calcitonina per gestire la terapia antibiotica venga poco utilizzato e che, comunque, non abbia dato i risultati sperati soprattutto nella riduzione dei tempi di trattamento.

Ai miei tempi si riteneva che la tonsillectomia proteggesse dalla malattia reumatica, quindi negli anni ’50 e inizi ’60 via le tonsille a tutti. Poi, per fortuna, si è visto come questo non fosse vero e si è giustamente passati a regimi conservativi, con indicazioni assolutamente più restrittive. Certamente le tonsille se sono lì a qualcosa servono, infatti questo studio danese sembra proprio dimostrare come i soggetti operati siano risultati essere esposti a maggiori rischi a lungo termine di malattie respiratorie, infettive e allergiche. Piccolo case report personale: io sono stato tonsillectomizzato all’età di 7 anni e continuo a vivere come “un sano immaginario”. 

Nel tentativo di ridurre il tasso di morte e disabilità associate all’arresto cardiaco in tutto il mondo, gli operatori sanitari di emergenza hanno pochi trattamenti efficaci oltre la rianimazione cardiopolmonare (CPR) e la defibrillazione precoce. Tra i presidi farmacologici l’adrenalina ha un suo ruolo di rilievo in ospedale, con tutti i suoi pro e tutti i suoi contro, ancora non chiariti, se non da studi osservazionali con alti rischi di bias. Quindi ancor meno si sa sull’uso nell’arresto cardiaco fuori dall’ospedale. Questo trial in doppio cieco, placebo-controllato, effettuato dagli infermieri delle ambulanze del servizio sanitario inglese su 8000 pazienti, sembra evidenziare che ci sia una maggiore sopravvivenza con l’adrenalina ma nei sopravvissuti non ci sarebbero differenze nei danni neurologici. 

È assolutamente risaputo come l’aumento dell’introito salino sia associato all’incremento del rischio cardiovascolare, mentre la sua riduzione può ridurre la pressione arteriosa e con essa il rischio cardiovascolare. Ma non è solo una questione di sale e pressione, infatti tra gli altri numerosi fattori, è altrettanto noto come il sistema immunitario svolga un ruolo attivo nello sviluppo e nella progressione dell’ipertensione. Il sale, infatti, non provoca solo modificazioni emodinamiche, ma anche   variazioni delle risposte immunitarie. Leggiamo come.

È stato pubblicato sul NEJM un interessante articolo sulle patologie trasmesse dalle zecche negli USA. Il Pinna e il Grandi (… che come loro indole sono molto vicini alle zecche) hanno cercato di estrapolare le notizie cliniche e di laboratorio più vicine alla situazione europea ed italiana. Vi sono alcune novità̀: la prima novità è che sono in aumento, la seconda è che trasmettono anche virus, la terza è che per ora non abbiamo test   completi. Ma in futuro prossimo ci sono importanti innovazioni…

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

  1. Screening del cancro del polmone. Linee guida NCCN. Commento di Mario Bavieri
  2. Osteoporosi US Preventive Services Task Force per prevenire le fratture da osteoporosi.
  3. Ancora sulle linee guida sullo stroke AHA/ASA. Commenti su una revisione di Powers e coll. di Frediani, Sanzaro e Stornello.

Ecco cari amici, un augurio di buona ripresa del lavoro e di buone vacanze a chi le comincia ora, ma, soprattutto

buona lettura

Andrea Fontanella

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