Cari amici un affettuoso saluto a tutti,
eccoci al primo numero di febbraio, il mese di Carnevale … ma qui son altro che “Chiacchiere”, son fatti.
Infatti, una Consensus dell’European Heart Rhythm Society and European Society of Cardiology Council on Hypertension and endorsed by the Heart Rhythm Society and Asia Pacific Heart Rhythm Society parla di due “cattivi compagni”: l’ipertensione arteriosa e la fibrillazione atriale. Si scrive molto d’ipertensione, moltissimo di fibrillazione atriale, ma relativamente poco della loro associazione, anche se si sa che l’unione fa la forza, pure quella negativa. Lo scopo di questa review è di riassumere i dati attuali sull’epidemiologia e sulla fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa in relazione alla fibrillazione atriale, sulla loro reciproca influenza negativa e, quindi, sulla loro gestione e alle ricerche in corso.

Lo studio ALPS, valutando il confronto tra Amiodarone, lidocaina e placebo, affronta il grave problema dell’arresto cardiaco extra ospedaliero, che per quanto spesso sia indotto da fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare senza polso, classicamente risolvibili con la defibrillazione, talora, sempre più frequentemente, evolve in ritmi non defibrillabili (bradi-asistolia e attività elettrica senza polso). Questi ritmi non defibrillabili a loro volta possono fortunatamente coniugarsi in ritmi defibrillabili durante la rianimazione in circa 25% dei pazienti ed è qui che l’amiodarone e la lidocaina possono essere utili.

Target pressori, mortalità e malattie cardiovascolari. La vexata quaestio: quanto abbassare la pressione arteriosa e in chi. Lo SPRINT e la metanalisi di Ettehad hanno trovato benefici effetti del trattamento antipertensivo sotto i target usuali. Su tale base hanno sostenuto target pressori inferiori in pazienti ad alto rischio. Brunstrom e Bo hanno eseguito una revisione sistematica e una metanalisi per stimare l’effetto del trattamento della riduzione della BP su mortalità e morbilità cardiovascolare secondo i livelli di SBP, mirando a ottenere un’inclusione di studi più completa rispetto alle precedenti metanalisi, usando metodi non standardizzati, con indici di rischio derivati dai dati grezzi: sotto i 140 mmHg di partenza, in prevenzione primaria, non si vedono benefici, ma nei cardiopatici…

Lancet Infect. Dis. ha pubblicato una messa a punto sulle resistenze ai farmaci antifungini. Ecco una bella sintesi degli elementi essenziali.

Riappare la tanto amata o ripudiata procalcitonina. Ci aiuta nella guida e nel timing di sospensione del trattamento antibiotico delle infezioni respiratorie acute, ne influenza la mortalità? Questa metanalisi patient-level di diversi RCT, pubblicata su Lancet Infec. Dis., ha confermato l’utilità degli algoritmi di trattamento guidati dalla procalcitonina nella riduzione dell’uso degli antibiotici per le infezioni acute del tratto respiratorio negli adulti. La mortalità a 30 giorni era significativamente inferiore nei pazienti guidati da procalcitonina rispetto a quelli di controllo, con riduzione dei tempi di trattamento antibiotico e dei conseguenti effetti collaterali.

Una Review sulla cardiomiopatia settica ce ne chiarisce meglio la definizione, la fisiopatologia, con una bella sintesi di ciò che si sa sul suo trattamento e la sua gestione in una prospettiva clinica.
Lo studio ARREST, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, placebo controllato, ha voluto testare se nella batteriemia da stafilococco aureo aggiungere la rifampicina serve. La risposta è stata sconfortante: NO. Ma la lettura dello studio ci da comunque delle buone dritte.

… e via ora con una tripletta di notizie IN BREVE.
– il Levosimendan nel paziente cardiochirurgico, con la sua efficacia inotropa, aiuta nel trattamento della complicanza dello scompenso acuto peri operatorio? Un’analisi aggregata di cinque trials a basso rischio di Bias ci da delle ottime indicazioni, anche se, come tutte le metanalisi, ci fornisce delle conclusioni non conclusive.
– Iponatremia e antidepressivi. Problema vero confermato da uno studio caso-controllo, basato sui registri di pazienti nella popolazione generale svedese, e che ci ammonisce: attenti soprattutto nei trattamenti ex novo.
– nel recente passato alcuni studi sembravano suggerire un effetto protettivo del diabete mellito sul rischio di emorragia subaracnoidea aneurismatica. Paradossale? Certamente sì, ma è quello che succede a trasformare dei rapporti casuali in causali. Can e coll. si sono posti l’obiettivo di indagare l’associazione tra emorragia subaracnoidea aneurismatica, l’uso di agenti ipoglicemizzanti e i livelli di emoglobina glicata. Non è il diabete a proteggere, ma la terapia.

Si chiude in bellezza con il CASO CLINICO di Mattia Bellan e tutti i collaboratori capitanati da Maria Cristina Bertoncelli, Presidente di FADOI Piemonte. È un caso di polmonite associata a ipereosinofilia, quindi chiaramente un caso di EGPA (ma cos’è l’EGPA? Basta leggere…).

Buone “Chiacchiere e sanguinaccio” (cosa sono? Venite a Napoli a Carnevale e lo saprete)
Andrea Fontanella

 

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