Carissimi amici,
dicembre è arrivato e con esso il nuovo numero di Aggiorn@FADOI, in pieno clima prenatalizio.

Si parte con una bella sintesi di un documento di consensus fra tre società: l’European Association of Cardiovascular Imaging (EACVI), l’European Society of Cardiology Council on Hypertension e l’European Society of Hypertension (ESH/ESC 2013). Esso affronta il problema dell’identificazione del danno d’organo utilizzando imaging cardiovascolari non invasive, delle implicazioni prognostiche del danno d’organo rilevato dalle immagini e infine degli effetti della terapia sulla regressione del danno d’organo stesso. Alcune belle tavole sinottiche completano il lavoro.

Il secondo articolo guarda l’uso adiuvante dei bifosfonati nel ridurre l’incidenza di metastasi ossee nelle fasi precoci del carcinoma mammario, con particolare riguardo all’Acido zoledronico.  Anche se i meccanismi sottostanti rimangono poco chiari sembra che i benefici e la sopravvivenza si osservino solo nelle pazienti in post menopausa. Come predittore di ripetizioni ossee si è utilizzato un fattore di trascrizione implicato nel controllo dell’espressione di diversi geni associati a metastasi ossee da cancro al seno.

Roberto Nardi ci segnala un interessante lavoro che affronta un problema di compliance e dimostra come nell’anziano, sopravvissuto a un IMA ma già in terapia con ACEI/ARBs e una statina, non è poi così drammatico se esso non assume anche il betabloccante.

Ecco ora un argomento di cui si discute molto, dato il fiorire in questi ultimi mesi di tutta una serie di nuove molecole e di nuove associazioni tra LABALAMAICS. Pare che nella terapia della BPCO stabile l’associazione LABA/LAMA sia più efficace e sicura rispetto all’associazione LABA/corticosteroidi.
Marco Grandi gioca in casa quando ci segnala la velocità di crescita dei noduli tiroidei come predittore di malignità: più velocemente crescono, più è probabile che essi siano maligni.

Riappare Roberto Nardi che ci segnala per la recensione un articolo che focalizza l’attenzione su una forma di fibrillazione atriale spesso dimenticata: la forma secondaria. Attenzione, in questo caso decidere per la terapia anticoagulante non segue gli stessi algoritmi adottati per le forme primitive.  Gli studi che valutano il rapporto benefici/rischi dell’anticoagulazione nelle AF secondarie sono scarsi e la gestione ottimale di questi pazienti non è ben nota.

È noto come il fenotipo eosinofilo si presenti fino al 40% dei pazienti con BPCO. Due studi testano l’utilizzo di un anticorpo monoclonale in questa entità un po’ sottovalutata.

Altro dibattuto dilemma: qual è il target pressorio nel diabetico? Lo studio TECOS, pubblicato nel 2015, aveva rilevato come nel diabete tipo 2 il Sitagliptin, un inibitore della dipeptidil peptidasi, aggiunto alle cure usuali non sembra aumentare il rischio di eventi cardiovascolari. Ora gli AA utilizzano l’ampia casistica dei diabetici ad alto rischio cardiovascolare dello studio per cercare di chiarire l’eterno rebus.
Come sempre si prosegue con la raffica delle notizie “IN BREVE” La FDA approva un ampliamento delle indicazioni di Meropemen_Varobactan nelle IVU, purché si tratti di forme di infezioni da gram-negativi resistenti alle multiterapie.  Ancora, arresto cardiaco e morte  improvvisa nelle gare di Triathlon, pare che il rischio aumenti sostanzialmente con l’età ed è molto maggiore sopra i 60 anni (il nostro past president è avvisato…).

Si chiude, come da copione con il CASO CLINICO. Stavolta è opera di Carmelo Sgarlata, dell’equipe di Gigi Magnani, che ci descrive un caso raro di sincope associata a un qualcosa che forse non incontrerete mai, ma, se doveste incontrarlo non dimenticate “il segno della Lira”.

In questo numero si sarebbe dovuto pubblicare il report sugli studi FADOI ma si è deciso, con Mauro Campanini e con Gualberto Gussoni, che per motivi di ordine pratico, verranno pubblicati il 15 del mese.

 

Il Presidente Nazionale FADOI
Andrea Fontanella

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CASO CLINICO
Carmelo Sgarlata. Un caso di _semplice_ sincope…ma nel segno della lira