Aggiorn@Fadoi 131 | 15 Novembre 2020

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Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

siamo giunti a metà novembre e l’Italia variopinta sta sempre più tendendo verso un unico colore, quello più critico. Numerose le regioni, compresa la mia, in cui la situazione sanitaria, sociale, economica e soprattutto ospedaliera è, a dir poco, drammatica. La medicina Interna italiana sta svolgendo la sua parte con coraggio e l’abituale abnegazione, facendosi carico, come sempre di oltre il settanta per cento dei pazienti COVID. I reparti COVID, per usare un termine del nostro Presidente, hanno “tracimato”, inglobando gran parte dei reparti ospedalieri, soprattutto quelli chirurgici, cui sono stati interdetti gli interventi ordinari, pur lasciando spazi alla gestione dei malati “urgentemente ordinari”, che si cerca disperatamente di non rendere orfani dell’assistenza necessaria. I livelli di occupazione sono altissimi, superando nel territorio nazionale, la media del cento per cento. Così come rimarcato nella lettera aperta delle società scientifiche di area medica, promossa da FADOI, anche allo scopo di fugare le sottostime presentate alla pubblica opinione persino da canali ufficiali. Grazie al nostro impegno e alla infaticabile capacità mediatica del nostro Presidente si sta sempre più prendendo coscienza, a tutti i livelli, del grande lavoro svolto da infermieri e medici di area medica, Medicina Interna in testa.

E a sottolineare il grande compito di cui la FADOI e l’ANÌMO, formate da tutti voi, sono capaci, ecco che, come sempre, vi presentiamo il numero di aggiorn@fadoi del 15 novembre.

Importanza della superficie totale degli shunt portosistemici nella prognosi della cirrosi epatica. Nella cirrosi epatica gli shunt spontanei si sviluppano frequentemente e sono spesso causa di encefalopatia epatica manifesta. Essendo, però, comune la presenza di più di uno shunt, si suppone che una stima dell’area trasversale complessiva degli shunt possa avere un maggiore impatto su outcome pesanti. Questo importante studio multinazionale, che coinvolge vari ricercatori italiani, propone una valutazione di tali parametri per la determinazione prognostica della cirrosi epatica.

Efficacia e sicurezza del landiololo, un antagonista β1 selettivo a brevissima durata d’azione, per il trattamento della tachiaritmia correlata alla sepsi (J-Land 3S): uno studio multicentrico, in aperto, randomizzato controllato. La tachicardia e la fibrillazione atriale sono fattori prognostici negativi nei pazienti con sepsi e una riduzione dei battiti cardiaci a meno di 95 battiti al minuto entro 24 ore dall’esordio potrebbe migliorare la prognosi. I trattamenti convenzionali della sepsi spesso non sono sufficienti e talvolta, per le modifiche emodinamiche che provocano, possono essere addirittura dannosi. Con questo nuovo betabloccante a brevissima emivita i ricercatori giapponesi sembra che abbiano ottenuto risultati incoraggianti.

Colchicina in pazienti con malattia coronarica cronica. La colchicina è un farmaco noto fin dal tempo degli Egizi oltre ad essere utilizzato anche nell’antica Grecia. È particolarmente noto come antinfiammatorio nella gotta e ora, proprio in considerazione di questa sua proprietà, viene suggerita una sua indicazione terapeutica anche nella malattia coronarica cronica. Già qualche studio ne aveva scoperto i vantaggi, ma si trattava di studi in aperto, con molti limiti. Ora questo trial, in doppio cieco, controllato, randomizzato, ci fornisce delle risposte molto incoraggianti.

Monitoraggio con dispositivo cardiaco impiantabile nella prevenzione secondaria dell’ictus criptogenetico. La presenza di fibrillazione atriale parossistica viene sempre sospettata nel caso di un ictus criptogenetico, l’Holter tradizionale spesso non riesce a documentarla, soprattutto a causa della, comunque, troppo breve durata delle rilevazioni. Un monitoraggio con un dispositivo impiantabile avrebbe molti vantaggi, ma in termini costi beneficio è conveniente? Questo lavoro prospettico si pone la domanda e arriva a conclusioni certamente significative.

Effetto della chirurgia precoce rispetto al primo approccio endoscopico sul dolore in pazienti con pancreatite cronica. Lo studio ESCAPE. Nella pratica corrente, i pazienti con dolore da pancreatite cronica utilizzano un approccio endoscopico, con oppioidi se necessario, seguito da interventi di stenting o rimozione di calcoli. Questo studio, invece, si pone la domanda se sia più efficace un trattamento chirurgico precoce, per risolvere il dolore.  I risultati sembrano promettenti, ma c’è bisogno di conferme.

Fattori associati al rischio di amnesia globale transitoria ricorrente. L’amnesia globale transitoria (TGA) è una sindrome clinica caratterizzata da amnesia anterograda a esordio improvviso, che in genere dura da 4 a 6 ore ma può arrivare fino a 24 ore. L’incapacità di formare nuovi ricordi durante un episodio di TGA spesso fa sì che i pazienti facciano domande ripetutamente, mentre la loro identità, coscienza e altre funzioni neurologiche rimangono intatte. Tutto questo può provocare notevole disagio nel paziente e nei familiari, per cui sarebbe importante riuscire a identificare i fattori di rischio, per poter prevenire o almeno limitare gli episodi. Qualche idea ce la fornisce questo lavoro pubblicato su JAMA Neurology.

Farmaci antipertensivi e depressione. Utili o dannosi? Che le malattie cardiovascolari, tra cui l’ipertensione arteriosa, siano ad aumentato rischio di depressione è un fatto risaputo. Ma i farmaci antipertensivi hanno un’azione protettiva o aggravante?  Ed è un effetto di classe o dei singoli farmaci? Questo amplissimo studio osservazionale danese cerca di fare il punto, con qualche sorpresa.

Gli anticorpi neutralizzanti il SARS-CoV-2 persistono per mesi. Anche nelle forme lievi/asintomatiche. Questo ampio studio effettuato dai ricercatori del Mount Sinai Health System di New York City ci dà elementi di conforto, anche se ancora nulla è definito. Però…

ULTIMO MINUTO

Una nanoparticella sintetica ultrapotente neutralizza il SARS-CoV-2 inattivando la Spike protein. Ci eravamo ripromessi di non parlare, o parlare poco, del coronavirus ma la letteratura è così martellante che in alcune occasioni non possiamo esimerci. Il 4 novembre la rivista Science ha pubblicato questo lavoro, che riteniamo molto interessante, sulle strade che si stanno tentando nella guerra al virus. E la via delle nanoparticelle, che interferirebbero nel legame tra la spike protein e il recettore dell’ACE-2, sembra molto interessante, poco costosa e di facile somministrazione. Leggiamo.

A tale proposito, l’indefesso Giuliano ha tratto spunto proprio da questo lavoro per riprendere dalla newsletter, che pure dirige, della SIIA Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta, una revisione in cui si analizza la possibilità di interferire nel rapporto tra spike protein e recettore dell’ACE-2 “ingannando” la spike protein con un ACE2 inattivo. In pratica un falso recettore solubile, non legato alla membrana cellulare. In fondo la lingua batte sempre lì, quello è il dente che duole. Tra l’altro l’articolo ha due figure molto esplicative.

SPAZIO GIOVANI

SOFA e q-SOFA come previsione di morte nei pazienti anziani ricoverati nei reparti di Medicina Interna. Da molti anni il SOFA score viene utilizzato per caratterizzare e stimare clinicamente la prognosi dei pazienti con sospetta infezione, sepsi o shock settico: tuttavia esso è stato generato e validato solamente nei reparti di Terapia Intensiva e, sino ad ora, scarsamente applicato e per nulla validato in un setting assistenziale di intensità “intermedia”, come i reparti di Medicina Interna, che invece accolgono pazienti acuti, spesso anziani.  Lo studio che vi proponiamo, che vede coinvolto uno dei nostri giovani più promettenti, Nicola Tarquinio, applica questi score ai pazienti anziani destinati alle Medicine Interne, con risultati piuttosto interessanti.

L’ANGOLO ANIMO.

Valutazione infermieristica del dolore correlato alle ferite: un’indagine conoscitiva italiana. Ignazia Lo Burgio e Letizia Tesei ci riferiscono di uno studio italiano sulla valutazione, di gestione infermieristica, del dolore correlato alle ferite e che giunge a conclusioni un po’ insoddisfacenti. Da un questionario distribuito a un migliaio di infermieri risulta che gli quelli che curano le ferite mostrano, nella valutazione del dolore, la mancanza di formazione e istruzione specifica e come gli infermieri con competenze avanzate in tal senso siano troppo sottoutilizzati. Ecco, quindi, un altro bisogno insoddisfatto, per cui c’è ancora molto da fare.

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

  1. LINEE GUIDA. AGA sulla valutazione gastrointestinale dell’anemia da deficit di ferro.docx
  2. LINEE GUIDA. Leucemia linfatica cronica ESMO
  3. LINEE GUIDA pratiche sulla gestione dell’obesità̀.
  4. Note Lancet Diabetes Endocrinology sulle divergenze nelle LG sul Diabete tipo 2. tra ADA/ EASD e ESC.

That’s all folks, come dice la Metro Goldwyn Mayer alla fine dei Looney Tunes,

buona lettura, anche per distrarci un po’ dall’ossessione COVID.

Andrea Fontanella

 

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