Aggiorn@Fadoi 126 | 1° agosto 2020

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Care Amiche e Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

eccoci arrivati al numero del 1° agosto di aggiorn@fadoi, il solleone imperversa su tutta la penisola, isole comprese. Tutti noi dopo un primo semestre così particolare, tremendamente faticoso e fortemente angosciante per la sicurezza dei nostri pazienti, oltre che di noi stessi e dei nostri cari, speriamo di goderci le meritate vacanze. Il virus sembra si stia un po’ riposando, ma certamente non è in vacanza, tant’è che lo stato di emergenza è stato prorogato dal Governo fino al 31 ottobre. Rilassiamoci, quindi, riposiamoci ma non abbassiamo mai la guardia ed esortiamo gli altri a fare altrettanto.

Anche aggiorn@fadoi prende un pochino di vacanza e il numero del quindici agosto, come ogni anno, non ci sarà. Diamine, almeno un po’ di rispetto per la Madonna Assunta … ma non disperatevi, il primo settembre saremo di nuovo con voi. Cominciamo …

Conseguenze cardiovascolari del danno renale acuto. In estrema sintesi vi offriamo i risultati di questa review pubblicata sul NEJM, in cui si affronta il problema della sindrome cardiorenale tipo 3, è noto, e troverete la classificazione nell’articolo, di come le sindromi cardiorenali siano cinque. La 3 è quella in cui il danno renale acuto provoca scompenso cardiaco. L’articolo si propone di fornire potenziali strategie preventive mirate alle fasi acute e di recupero, con lo scopo di ridurre il rischio di successivi eventi clinici. A tale proposito vi ricordo l’OPINIONE DELL’ESPERTO di Giorgio Vescovo, pubblicata nel nostro sito nell’aprile 2017, anche se essa è incentrata soprattutto sulla sindrome cardiorenale tipo 2: scompenso cardiaco cronico che provoca insufficienza renale.

Elettrocardiografia da sforzo e angio TC coronarica su pazienti con sospetta angina stabile.  Un’analisi post-hoc dello studio SCOT-HERAT. Le recenti linee guida europee limitano l’importanza dell’ECG da sforzo nella valutazione di una sospetta angina stabile.  Quest’analisi post hoc di uno studio scozzese, in effetti, pur concedendo una buona sensibilità ma, soprattutto, un’ottima specificità all’ECG da sforzo, riconosce che integrare l’ECG da sforzo con l’angioTC coronarica aggiunge una significativa accuratezza nel rilevare la malattia coronarica permettendo una più appropriata programmazione degli interventi futuri.

La COVID-19 negli HIV positivi: incidenza e severità. Poiché la pandemia da SARS-Cov-2, soprattutto nella sua forma di COVID-19, colpisce più gravemente i soggetti immunodepressi, ci si aspetterebbe che gli individui HIV positivi siano ad altissimo rischio. Invece, ciò non si verifica e, forse, addirittura succede il contrario. Perché?  Questo ampio studio spagnolo ha voluto vedere la reale incidenza e la gravità della COVID-19 nei sieropositivi, con risultati piuttosto interessanti.

Betabloccanti post IMA nel lungo termine. Le linee guida attuali raccomandano che i beta-bloccanti debbano essere proseguiti durante e dopo il ricovero in ospedale per tutti i pazienti con STEMI, se non ci sono controindicazioni al loro uso e, nel complesso, nella pratica del mondo reale, vengono spesso prescritti nel primo periodo (fino a 1 anno) dopo infarto miocardico. In questo studio di coorte nazionale, la terapia con β-bloccanti dopo AMI è stata associata per >1 anno a un minor rischio di morte per qualsiasi causa rispetto ai β-bloccanti per <1 anno in pazienti senza HF. Ma come comportarsi per periodi più lunghi, soprattutto in pazienti che non hanno indicazioni specifiche come scompenso cardiaco o disfunzione sistolica ventricolare sinistra?

Associazione di emicrania con aura con l’incidenza di malattie cardiovascolari nelle donne. L’emicrania viene di solito considerata una malattia in un certo senso benigna, purtroppo questo non è sempre vero; in taluni casi è stata documentata un’associazione con malattie cardiovascolari. Ciò vale soprattutto per l’emicrania con aura. Questo studio, molto ampio, è stato effettuato solo su donne operatrici della sanità.

Durata della terapia antibiotica guidata dalla PRC.  Continua l’eterno problema: per quanto tempo praticare la terapia antibiotica per ottenere una buona efficacia terapeutica ed evitare nel contempo la resistenza?  Questo trial randomizzato svizzero ha voluto verificare se una terapia fissa di 7 gg o una terapia guidata (nella durata) dalla PRC siano non inferiori alla classica terapia per 14 gg nelle infezioni da Gram negativi non complicate. I risultati sono favorevoli, ma quanto sono affidabili?

Durata del sonno e rischio cardiovascolare. Dormire poco fa male. Ma dormire troppo?  Krittanawong e coll. hanno esaminato la relazione tra durata del sonno e salute cardiovascolare nella popolazione generale negli Stati Uniti. Usando i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), hanno cercato di indagare sulle associazioni tra la durata del sonno e la prevalenza della malattia coronarica, scompenso cardiaco (HF), ictus, ipertensione, diabete mellito (DM) e iperlipidemia. Le conclusioni sono stimolanti. Numerosi, però, sono i limiti: molto interessante una lettera di commento.

Coliche renali: confronto tra paracetamolo ev e morfina. Un argomento molto pratico. Viste le molte riserve sulla morfina e le poche riserve sul paracetamolo, conviene utilizzare quest’ultimo?

ULTIMO MINUTO

L’iperglicemia acuta anche senza diabete preesistente è un fattore predittivo di morte nella COVID-19. Come sappiamo, il diabete è un fattore di rischio consolidato di mortalità in una vasta gamma di malattie acute o croniche, come le malattie cardiovascolari, le malattie cerebrovascolari, il cancro e le infezioni dovute a scarso controllo glicemico con stato iperglicemico cronico: ora il diabete è stato riconosciuto come fattore di rischio di alta morbilità e mortalità anche nell’infezione da COVID-19. Ma non solo il diabete già noto. Wang e coll., infatti, in un lavoro pubblicato online il 10 luglio hanno visto che anche l’iperglicemia senza precedente diabete noto (iperglicemia acuta da stress, per es.), è un fattore di rischio notevole nella stratificazione prognostica del decorso della COVID-19. D’altra parte, questo è a noi già ben noto per tutte le malattie acute ospedalizzate.

Una sorpresa: carichi virali più elevati visti nelle COVID-19 meno gravi. Sembrerebbe strano, eppure gli AA di questo studio svolto in DE di III livello di New York, danno una spiegazione razionale di questo fenomeno (non confermato comunque universalmente). L’articolo ha un commento di MEDSCAPE, particolarmente interessante, con interviste agli AA, che vi riportiamo quasi integralmente.

SPAZIO GIOVANI

Il ruolo attuale della doppia antiaggregazione nell’ictus ischemico/TIA. È noto come l’ictus rappresenti la seconda causa di morte e di disabilità al mondo, quindi, in considerazione dell’importante impatto prognostico, si è ritenuto necessario nel tempo lo sviluppo di strategie terapeutiche che ne riducessero l’incidenza e il carico di malattia. Soprattutto è fondamentale ridurre il rischio di una recidiva, per cui si prescrive abitualmente una terapia antiaggregante con ASA. Ma è sufficiente? Per molti è meglio una doppia antiaggregazione e, recentemente, si tende ad associare il Ticagrelor all’aspirina. Ma è necessario? È utile? È più pericoloso per eventuali emorragie?

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

  1. Linee guida AGA sull’uso dei probiotici nelle malattie gastrointestinali
  2. Linee guida ECCO sul trattamento chirurgico della malattia di Crohn
  3. Genetica, prevalenza, screening e conferma dell’Iperaldosteronismo Primario: un position statement e consensus del Gruppo di Lavoro sull’Ipertensione Endocrina dell’European Society of Hypertension.

Infine, in aggiunta un Position Statement:

Sottotipo di diagnosi, trattamento, complicanze e risultati di aldosteronismo primario e futura direzione della ricerca: un position statement and consensus del Gruppo di lavoro sull’Ipertensione Endocrina della Società Europea di Ipertensione.

Ecco fatto care amiche e amici e, soprattutto, una buona estate per un più che meritato riposo

Andrea Fontanella

 

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