Aggiorn@Fadoi Numero 161 | 15 Aprile 2022

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Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

siamo al 15 aprile ed ecco il “numero pasquale “di aggiorn@fadoi. La Pasqua, per sua natura, è una festività dedicata alla Pace, alla rinascita della speranza di un futuro migliore, al ritorno alla vita su tutto ciò che la minaccia. La parola Pasqua, infatti, deriva dal greco, pascha che proviene a sua volta dall’aramaico pasah, che significa “passare oltre”. Nel mondo cattolico con essa si celebra il passaggio dalla morte alla vita di Gesù, per il popolo Ebraico era la solennità con cui si commemorava la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Per tutti, quindi, ha il significato di una resurrezione, di una ricomparsa della “normalità”. È certamente questa la speranza di tutti noi, riprendere i nostri ritmi, le nostre abitudini, il nostro abituale, faticoso ma premiante lavoro per la difesa della salute. Oramai siamo tutti certi, il Coronavirus non è eliminabile, d’altra parte esiste da secoli, ma si avvia a raggiungere quella convivenza meno devastante di quanto sia stata finora. Certamente nostro compito è quello di impedirgli di circolare, più circola e più diviene imprevedibile e imprendibile, meno letale, certo, ma molto più contagioso. I pazienti fragili ci saranno sempre, e noi lo sappiamo bene, i non vaccinati ci saranno sempre, e il mondo scientifico deve attrezzarsi per riuscire a coabitare più pacificamente con questo virus, così come lo è sempre stato prima che si evolvesse nella sua letalità.

Ma io non volevo in questa mia presentazione esprimermi nelle abituali considerazioni sulla guerra sanitaria né su quella feroce delle armi, volevo approfittare di essa per due motivi. Uno, annunciarvi una sorpresa che vi riserva “l’Uovo Pasquale” della FADOI (Uovo simbolo di nascita ma anche di tomba vuota), ma questa sorpresa vi verrà rivelata dal nostro Presidente sul nostro sito e sulla nostra NL.

L’altro motivo, ben più importante, è quello di augurare, da parte mia e di Giuliano, una serena e gioiosa Pasqua a tutti voi ed alle vostre belle famiglie.

Casi di miocardite segnalati dopo la vaccinazione COVID-19 basata su mRNA negli Stati Uniti da dicembre 2020 ad agosto 2021. Con l’attuazione di un programma nazionale di vaccinazione COVID-19 su larga scala a partire da dicembre 2020, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie e la FDA hanno iniziato a monitorare una serie di eventi avversi di particolare interesse, comprese miocardite e pericardite, in un sistema nazionale di segnalazione spontanea (sorveglianza passiva) di lunga data. Questo controllo si è reso necessario perché è stato ipotizzato che la vaccinazione possa fungere da fattore scatenante per la miocardite, anche se un vero rapporto causale è stato dimostrato solo per la vaccinazione contro il vaiolo. Questo numero di JAMA esamina, per un periodo di otto mesi, le segnalazioni per miocardite negli USA e il possibile rapporto col vaccino a RNA. Alla recensione è allegato un magistrale commento di Antonio Brucato, che nel numero del 10 novembre 2021 de “L’OPINIONE DELL’ESPERTO” aveva già affrontato questo argomento (A. Brucato, M. Pancrazi MIOCARDITI E PERICARDITI ASSOCIATE A VACCINAZIONE ANTI-COVID19).

Le pancreatiti acute. La pancreatite acuta è una delle più comuni condizioni gastrointestinali che si traducono in ricovero ospedaliero nei paesi industrializzati. Solo negli USA, è causa di più di 300.000 visite all’anno in Pronto Soccorso. JAMA ha recentemente pubblicato una revisione clinica sulla pancreatite acuta, di cui mio figlio Luca e Giuliano hanno sintetizzato alcuni elementi essenziali, pur con i limiti che le sintesi delle review, esse stesse sintesi, comportano.

Qual è la prevalenza dei depositi anomali di amiloide riscontrati nel liquido cefalorachidiano o nella PET nella malattia di Alzheimer? Un aspetto istologico caratteristico nella malattia di Alzheimer (AD) è l’accumulo di amiloide nel cervello, che può essere rilevata dalla ricerca di biomarcatori nel liquido cefalorachidiano e con le scansioni PET. Con l’attuale disponibilità di terapie anti-amiloide in grado di modificare il corso della malattia, stimare la prevalenza dell’anomalia amiloide nelle persone con AD diventa sempre più importante, perché riduce i tassi di fallimento dello screening e migliora l’efficienza della diagnosi, oltre che per la pianificazione dell’assistenza sanitaria e la progettazione degli studi clinici. Lo studio che vi presentiamo si è posto il compito di stimare la prevalenza dell’anomalia dell’amiloide in persone con cognizione normale, declino cognitivo soggettivo, deterioramento cognitivo lieve o demenza clinica da AD ed esaminare le potenziali implicazioni dei metodi di cutoff, modalità dei biomarcatori (liquido cefalorachidiano o PET), età, sesso, genotipo APOE, livello di istruzione, regione geografica e gravità della demenza per queste stime.

Effetto della somministrazione di acido tranexamico sulle lesioni ischemiche cerebrali remote nell’emorragia intracerebrale spontanea acuta. L’acido tranexamico è un analogo sintetico della lisina che compete con i residui di lisina sulla fibrina per il legame del plasminogeno, inibendo potentemente l’interazione della plasmina con la fibrina e prevenendo la dissoluzione del coagulo di fibrina.  Ampi studi randomizzati sull’acido tranexamico hanno mostrato un rischio ridotto di morte per sanguinamento nell’emorragia traumatica e post partum.  Ma in presenza di lesioni spazialmente remote all’emorragia intracerebrale acuta, assai probabilmente di natura ischemica, può peggiorare gli outcome clinici? In linea teorica è possibile, ma nella realtà dei fatti?  E questo l’argomento di cui si occupano Pszczolkowski, in un lavoro pubblicato si JAMA Neurology. Vi ricordo a, per inciso, che il 10.03.2017 l’OPINIONE DELL’ESPERTO ha pubblicato un’ampia revisione della letteratura di Marco Marietta sull’argomento.

Il tempismo della doppia terapia antipiastrinica con cilostazolo dopo un ictus influisce sui benefici del trattamento? In uno studio randomizzato (CSPS.com) il trattamento a lungo termine con la combinazione di cilostazolo con aspirina o clopidogrel ha mostrato un minor rischio di recidiva di ictus rispetto alla sola aspirina o al solo clopidogrel dopo ictus ischemico non cardioembolico ad alto rischio. Già l’aspirina + clopidogrel, rispetto alla monoterapia con i singoli componenti, ha mostrato una minore recidiva di ictus ischemico, ma a prezzo di un aumentato rischio di emorragie maggiori. L’associazione, invece, di cilostazolo con ASA o con clopidogrel ha, secondo lo studio CSPS.com, la stessa efficacia   sulla recidiva ischemica ma minor rischio di sanguinamento. Quando, però, è meglio iniziare la terapia? Ci sono differenze negli outcome dipendenti dalla tempistica dell’intervento? Questo è quanto ha cercato di indagare il sotto studio di Toyoda pubblicato su Neurology.

Carcinoma della mammella in fase iniziale: sorveglianza del danno cardiaco correlato alla terapia con un approccio ecocardiografico combinato. Quando le donne vengono trattate per un cancro del seno assumono farmaci cardiotossici. La cardio risonanza è l’esame “gold standard” per svelare un‘eventuale compromissione cardiaca. L’ecocardiogramma   può essere un’alternativa accettabile, ma l’argomento è molto complesso. È certamente utile per l’internista avere quantomeno delle idee più precise sull’argomento.

La sindrome di Tourette e il disturbo da tic cronico sono pericolosi (oltre che sgradevoli) per la comunità? Sarà capitato a tutti, magari per strada, di vedere qualcuno agitato, con un linguaggio violento e scurrile e magari con qualche tic nervoso. È la sindrome di Tourette e il disturbo da tic cronico. Queste condizioni sono solo sgradevoli o costituiscono un problema per la comunità? Nel senso che i soggetti affetti possono essere pericolosi per gli altri, ma anche per sé stessi, se non altro perché possono scatenare delle reazioni violente da parte degli astanti. Questo studio svedese, che è andata o pescare i quasi 8.000 casi in 60 anni negli archivi anche penali, cerca di darci informazioni. Non sono argomenti prettamente internistici, tuttavia non è infrequente che ci troviamo a dover affrontare queste situazioni.

SPAZIO GIOVANI FADOI

Efficacia cardiovascolare degli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2i) e degli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1RA) nei pazienti anziani in terapia di routine con o senza storia di malattie cardiovascolari aterosclerotiche o insufficienza cardiaca. È risaputo ormai che le gliflozine (SGLT2i) e gli agonisti recettoriali del Glucagon-like peptide 1 hanno delle proprietà cardioprotettive, per cui le recenti linee guida hanno approvato l’utilizzo di questi nuovi agenti con benefici cardiovascolari (e GLP-1RA) nella pratica clinica di routine e nella prevenzione dei pazienti con alto profilo di rischio per malattia cardiovascolare. Non è tuttavia noto, nella pratica clinica, quale tipologia di paziente potrà trarre maggior beneficio da SGLT2i e GLP-1RA.  Lo studio che vi propongono i giovani Claudio Marone, Gelsomina Landi, Fulvio Cacciapuoti, Maria Gabriella Coppola si è posto l’obiettivo di dimostrare gli effetti cardioprotettivi degli SGLT2 e dei GLP1-RA nella popolazione generale con un ampio spettro di problematiche cardiovascolari aterosclerotiche o insufficienza cardiaca.

MEDICINA DI GENERE

COVID-19, genere ed estroprogestinici, cosa sappiamo? La nuova pandemia di coronavirus disease-19 (COVID-19) si è rapidamente diffusa in tutto il mondo, suscitando molte domande sulla patogenesi della malattia e sul trattamento. Secondo i dati raccolti, le donne sembrano essere meno inclini alle forme gravi della malattia e la loro mortalità è risultata inferiore a quella degli uomini. Il ruolo degli ormoni femminili nella modulazione dell’infiammazione può essere la ragione di questo divario di genere. Non ci resta quindi che leggere la recensione di Tiziana Ciarambino ed Angela Pepe.

L’ANGOLO ANÍMO

Cure palliative per pazienti affetti da demenza avanzata. La demenza è attualmente, a livello globale, la settima principale causa di morte e una delle principali cause di disabilità e dipendenza tra adulti più anziani. La demenza nello stadio finale è complicata da una moltitudine di problemi che possono causare immense sofferenze. Gli infermieri devono essere in grado di riconoscere quando un paziente entra nelle fasi finali di demenza al fine di coordinare l’assistenza appropriata e la comunicazione con il team sanitario, le famiglie ed i caregiver.

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

  • Tromboprofilassi nei pazienti con COVID-19 (aggiornamento CHEST – 2022)
  • Colangiocarcinoma intraepatico e perilare
  • Screening sui disordini alimentari sugli adolescenti e adulti

Completato care Amiche e cari Amici ed ancora a tutti voi ed alle vostre famiglie un caro ed affettuoso augurio di una serena Pasqua.

Andrea Fontanella
Presidente Fondazione FADOI

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