Aggiorn@Fadoi Numero 158 | 1° Marzo 2022

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Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

inizia il mese di marzo e, nella continuità e normalità che cerchiamo di mantenere in tempi così drammatici, vi offriamo il nuovo numero di aggiorn@fadoi.

Solo 15 giorni fa, nella presentazione del numero di metà febbraio, lanciavo messaggi di speranza riguardo quelli che sembravano essere evidenti segnali della fine della pandemia, che mostravano come essa si stesse decisamente evolvendo in quella condizione endemica compatibile con un ritorno ad una vita normale, pur con le dovute prudenze. Ma ecco che neanche cessa una guerra sanitaria e socioeconomica, che l’esercito tutto della Sanità ha combattuto e sta combattendo, che ne parte un’altra ben più feroce e cruenta nella sua espressione perché voluta e creata dall’uomo, una guerra che separa, che fomenta l’odio, che mostra profondo disprezzo per il valore della vita umana.

Quanta differenza con le battaglie che hanno visto tutto il mondo unirsi nella ricerca scientifica e nell’assistenza reciproca per debellare il Virus. Quanta difformità da azioni che miravano a salvare le vite, anche le più sofferte, anche le più anziane, atti medici complessi, onerosi, nei quali nulla si è tralasciato per potere donare, quanto meno, un sollievo dalle sofferenze. È quindi incredibile come a fronte di tutto questo si debba poi assistere e temere per vite che possono essere spazzate via così, alla cieca, anche vite appena sul nascere.

Vi sono due cose, però, che accomunano queste due guerre per il resto così agli antipodi: la dissennata informazione spesso morbosamente martellante e frequentemente inesatta, con un fiorire di fake news e le tavole rotonde con gli “esperti” di guerre, con gli “analisti” delle strategie, che esprimono le loro opinioni e che frequentemente non ne hanno azzeccata una. Anche stavolta, oltre la preoccupazione e l’angoscia, siamo accompagnati dalla confusione, dal disorientamento e in tutti noi si coltiva la speranza che si ritorni al colloquio e alla ragione e che tutto si concluda con equilibrati accordi.

Anche per questo non continuiamo a tenere la barra dritta e proseguiamo nel nostro lavoro che ha l’obiettivo di curare e di assistere, comunque ed in ogni contesto e di migliorare la qualità della nostra assistenza e, anche per questo, nel suo piccolo, aggiorn@fadoi prosegue, così come prosegue il lavoro della FADOI tutta.

L’analisi longitudinale rivela un’elevata prevalenza del virus di Epstein-Barr associato alla sclerosi multipla. Il virus di Epstein-Barr infetta permanentemente circa il 95% degli adulti nel mondo, ma prove crescenti lo collegano alla sclerosi multipla, probabilmente in soggetti predisposti. Vi è da considerare, però, che collegare un virus così onnipresente a qualsiasi malattia è difficile, ma questo nuovo studio, che ha seguito soggetti sani e giovani per 20 anni, sembra legare fortemente l’EBV alla sclerosi multipla. I risvolti pratici sono enormi: pensiamo solo alla possibilità di un vaccino.

Rischi cardiovascolari e di cancro con Tofacitinib nell’artrite reumatoide. Vengono riportati i risultati del “Oral Rheumatoid Arthritis Trial (ORAL) Surveillance”, un trial randomizzato, post-autorizzazione, di valutazione di non inferiorità di sicurezza ed efficacia del Tofacitinib rispetto a un inibitore del TNF in pazienti con artrite reumatoide che avevano >50 anni di età   e avevano almeno un fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo. I dati non sono confortanti.

Aggiungere l’acido trans retinoico al rituximab a basse dosi   nella trombocitopenia autoimmune. I corticosteroidi e le immunoglobuline EV sono i trattamenti di prima linea nelle trombocitopenie autoimmuni ma spesso non bastano: sono frequenti le resistenze e le recidive ma circa un terzo dei pazienti con PTI non riesce a ottenere una risposta, per cui la maggior parte dei pazienti richiede una terapia di seconda linea. Ma quale sia il trattamento di seconda linea ottimale in realtà rimane incerto. Il Rituximab, un anticorpo monoclonale chimerico anti-CD20, che esercita i suoi effetti terapeutici attraverso il rapido esaurimento di Linfociti B CD20-positivi e modulazione dei linfociti T, è stato usato frequentemente nel trattamento della PTI. Ma a che dosi? Recentemente si è visto che aggiungere acido transretinoico al rituximab può permettere di mantenere basse le dosi. Questo lavoro mira, appunto, a confrontare l’efficacia e la sicurezza dell’acido all trans retinoico plus rituximab a basso dosaggio verso rituximab a basso dosaggio in monoterapia in pazienti con trombocitopenia immunitaria (ITP) resistenti alla terapia con corticosteroidi o con recidiva.

Vi proponiamo ora, in sequenza, tre argomenti sul cancro prostatico, due riguardano il PSA, e uno i risvolti psicologici dei vari tipi di trattamento.

PSA nello screening del cancro della prostata: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (“un fiorino” aggiungerebbe Massimo Troisi). Dopo la raccomandazione USPSTF del 2012 e il ripensamento del 2017. In effetti siamo un po’ disorientati, di fatto le stesse linee guida sono più o meno contrastanti. In quanti le seguono e quali linee guida seguono? Con le raccomandazioni del 2012 (che sconsigliavano in assoluto lo screening con PSA) rischiavamo effettivamente di trovarci davanti a casi avanzati o metastatici.  Eppure, a ben vedere, riemerge quello che è un mantra di noi internisti: ogni malato è diverso dall’altro, ed è sul malato che dobbiamo concentrarci, non sulla malattia. Questo studio cerca, quindi, di darci delle indicazioni su come personalizzare lo screening.

Statine e screening PSA del cancro della prostata. Come sappiamo da più di 30 anni, le statine sono fondamentali nella terapia ipocolesterolemizzante, ma agiscono anche sul PSA, sia direttamente, attraverso vari meccanismi (antinfiammatori ecc.) sia attraverso la diminuzione del colesterolo stesso, che ha un’azione stimolante il PSA. Questo è un vantaggio o un danno? Il rischio è soprattutto quello di ridurre la sensibilità del test e farci arrivare tardi alla scoperta di un cancro in fase avanzata. Ma è proprio così?

Associazione tra modalità di trattamento, risultati funzionali e caratteristiche di base con la delusione correlata al trattamento negli uomini con cancro alla prostata localizzato. Sempre a proposito di prostata questo articolo tratta del regret, che Giuliano ha tradotto in vari modi, rimpianto, delusione, rammarico, per indicare l’atteggiamento psicologico negativo del paziente operato di ca prostatico di fronte alle inevitabili conseguenze sulla sua vita quotidiana (in primis la disfunzione erettile). Lo studio ha affrontato le varie soluzioni, intervento di prostatectomia radicale, radioterapia, vigilanza attiva e le ha messe a confronto sul regret. Può apparire un argomento di scarsa importanza, ma noi, cui interessa tutto del paziente, sappiamo che non è così e che è fondamentale parlare … parlare …  parlare col paziente. E condividere.

Sortilina nello sviluppo dell’ipertensione. Proteina presente nel sangue con un ruolo essenziale per il trasporto proteico intra- ed extra-cellulare, essa sembra implicata nella disfunzione endoteliale e nell’ipertensione arteriosa. Questo studio italiano, eseguito in collaborazione con colleghi tedeschi, apre una nuova prospettiva nella comprensione della patogenesi dell’ipertensione.  È uno studio sperimentale, di biologia molecolare, che Giuliano ha cercato di sintetizzare e rendere comprensibile.

MEDICINA DI GENERE

Differenze di genere negli outcome dopo trattamento endovascolare in paziente con ictus ischemico a presentazione “late window”. Benvenuta alla new entry Desirèe Addesi che, con Tiziana Ciarambino, ci propone questo studio che si è posto il compito di evidenziare eventuali differenze sesso-correlate nella presentazione clinica, nelle caratteristiche di imaging e outcome in una popolazione multicentrica di pazienti affetti da ictus ischemico e trattati con metodiche endovascolari nella finestra temporale tardiva, ossia a 6-24 ore dalla presentazione dei sintomi.

SPAZIO GIOVANI FADOI

Confronto dell’accuratezza diagnostica dell’ampiezza della distribuzione dei monociti e procalcitonina nei casi di sepsi al pronto soccorso: uno studio prospettico di coorte. La “giovane” Mariagiovanna di Palo ci propone questo difficile lavoro pubblicato sul BMJ, la ringraziamo per essere riuscita a rendercelo approcciabile. I monociti, che comprendono macrofagi e cellule dendritiche, mediano in prima linea la risposta innata e l’immunità adattativa; i microorganismi patogeni attivano il sistema immunitario anche attraverso l’interazione con specifici recettori di superficie dei monociti. A tale proposito, il valore dell’ampiezza di distribuzione dei monociti può misurare i cambiamenti di dimensioni e forma dei monociti, nell’attivazione e differenziazione in corso di risposta monocitaria durante un insulto infettivo, e potrebbe essere utilizzato come un marker più sensibile della procalcitonina nel predire la SIRS e la sepsis-3 nei Dipartimenti di Emergenza.

L’ANGOLO ANÍMO

Vari studi dimostrano come un’assistenza infermieristica appropriata riduca la gravità delle complicanze, la disabilità e la mortalità entro poche settimane dall’ictus. Sfortunatamente, le differenze in termini assistenziali tra ospedale e sistemi di supporto nella comunità comportano spesso una riduzione della qualità dell’assistenza e della continuità delle cure. Ecco l’importanza dell’infermiere di continuità assistenziale.

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

Macroglobulinemia di Waldenström. Clinical Practice Guidelines British Society for Haematology.

Linee guida per la pratica clinica per l’imaging PET cerebrale utilizzando [18F] FDG (EANM, 2022).

Gestione preoperatoria dei farmaci endocrini, ormonali e urologici: Dichiarazione di consenso della Società per la valutazione peri operatoria e il miglioramento della qualità (SPAQI). Mayo Clin Proc 2021.

 

Fatto care Amiche e cari Amici, vi lascio alla lettura, sperando che questo ci sollevi dalle angosce di quanto succede a poca distanza da noi, nella nostra Europa.

Un caro saluto

Andrea Fontanella – Presidente Fondazione FADOI

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