Aggiorn@Fadoi 144 | 15 Giugno 2021

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Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

siamo forse di fronte a una nuova alba? Il progressivo diffondersi del bianco (albus nella lingua dei nostri padri) sulla nostra penisola sembra proprio farlo sperare. Stavolta la speranza è sostenuta non tanto dal critico calo dei contagi, che riflette l’effimera, già vista stagionalità del virus, ma è consolidata dal sempre più incrementale lavoro di vaccinazione fatto sulla popolazione. Solo due ombre offuscano le nostre prospettive: le nuove varianti, sempre più contagiose, e la conseguente situazione epidemiologica in Inghilterra, che prima di noi ha implementato in modo massivo il piano vaccinale, perseguendo il risultato che noi speriamo di raggiungere, ovvero una Nazione in pratica bianca. Secondo uno studio epidemiologico del King’s College di Londra, i casi di Covid-19 nel Regno Unito sono più che raddoppiati nell’ultima settimana. Circa il 91% dei nuovi casi di Covid osservati nel Regno Unito è da variante Delta di Sars-CoV-2. Il sorpasso è avvenuto a maggio: la variante Delta, vista per la prima volta in India, è diventata dominante e ha superato quella che era stata la protagonista dell’ultima intensa ondata di Covid-19 in suolo britannico, la variante Alfa, identificata originariamente nel Kent. Tim Spector, autore principale dello studio, attribuisce la crescita delle infezioni all’aumento dei contatti sociali e alla variante Delta altamente trasmissibile, ora appunto ceppo dominante nel Regno Unito. Viene messo in evidenzia come il Covid-19 sia diventato un’epidemia tra le popolazioni non vaccinate o parzialmente vaccinate, e come le persone completamente vaccinate abbiano una protezione molto maggiore. Non oscilliamo quindi nelle nostre convinzioni e trasmettiamole ai nostri pazienti. Due devono essere i nostri inequivocabili messaggi: proseguiamo con forza al completamento vaccinale e manteniamo una ragionevole prudenza dei rapporti sociali.

E ora al lavoro per presentare il numero del 15 giugno.

 

Il Levosimendan nello scompenso cardiaco acuto. Il Levosimendan esercita un’azione inotropa positiva, rafforzando la sensibilità al Ca++ delle proteine contrattili del muscolo cardiaco, senza indurre un aumento della richiesta di ossigeno e, quindi, una possibile condizione ischemica. Esso, pertanto, ha dimostrato di essere efficace nel migliorare i sintomi dello scompenso acuto, in particolare la dispnea, inoltre i dati degli studi clinici sulla mortalità suggeriscono che abbia una probabilità inferiore di peggiorare la prognosi rispetto agli inotropi catecolaminergici. L’azione vasodilatatrice del Levosimendan si è mostrata efficace anche nello scompenso in cui l’ipoperfusione è spesso una componente chiave. Queste considerazioni suggeriscono che il farmaco possa avere un impatto più favorevole sulla maggior parte dei pazienti con AHF rispetto agli agenti adrenergici, che agiscono solo o principalmente come stimolanti cardiaci.  In questa review il nostro giovane Fulvio Cacciapuoti, affiancato da Angela De Sisto e Luca Gaetano Tarquinio, ci offre una sintesi dei vari studi sulle sue indicazioni nello scompenso cardiaco acuto.

Screening per la fibrillazione atriale nella popolazione anziana. Sappiamo quanto sia diffusa la fibrillazione atriale nella popolazione anziana e quanto spesso nella sua forma parossistica. Quest’ultimo aspetto rischia di farla sfuggire alla diagnosi anche perché sovente è asintomatica, salvo poi trovarci a gestire un ictus, che magari chiameremo criptogenetico. Il concetto dello screening di prevenzione primaria per la FA negli individui asintomatici rimane controverso.  Mancano studi clinici randomizzati per determinare quali pazienti meritino lo screening, come meglio effettuarlo, e di quanto lo screening prevenga l’ictus. Il lavoro che vi proponiamo, lo SCREEN-AF, è uno studio clinico randomizzato sullo screening della FA in soggetti anziani, che vivono in comunità senza FA nota, utilizzando il patchmonitor ECG continuo portatile (cECG) rispetto alle metodologie standard.  Con questo dispositivo è stato registrato l’ECG per vari giorni e, rispetto all’Holter 24 h e a un dispositivo intermittente che misurava la pressione arteriosa permettendo l’individuazione di una fibrillazione atriale, la sensibilità è risultata molto maggiore.  Di questi risultati si dovrà tener conto in futuro, nella continua ricerca di una fibrillazione atriale asintomatica.

La spirometria: uno strumento trascurato che può predire fin da giovani e per tutto l’arco della vita malattie non solo respiratorie. In questa memoria di un gruppo di lavoro internazionale, di cui fa parte il “nostro” Leonardo Fabbri e suoi collaboratori, ci viene proposto un nuovo marker da utilizzare fin dalla giovanissima età per predire non solo malattie respiratorie (soprattutto la BPCO) ma anche malattie cardiovascolari e metaboliche: la spirometria. Partendo dal presupposto, tra l’altro fortemente sostenuto da noi internisti, che la salute è un unicum e non un insieme di caselle indipendenti, questo gruppo sostiene che l’esecuzione della spirometria, esame poco costoso e di facile attuazione fin dall’infanzia e per tutto il corso della vita, può aiutarci a prevenire le malattie non trasmissibili nella seconda e nella terza età.  Giuliano è brillantemente riuscito ad offrircene una sintesi.

Sicurezza ed efficacia della termoplastica bronchiale dopo dieci anni in pazienti con asma persistente. Il BT10+ è un follow-up di tre studi randomizzati controllati di termoplastica bronchiale eseguiti in partecipanti con asma da moderato a grave. La termoplastica bronchiale è un trattamento non farmacologico, tramite catetere per via broncoscopia, approvato per pazienti di età >18 anni con grave asma persistente non ben controllata dai β-agonisti ad azione prolungata e dai corticosteroidi inalatori. Durante la procedura, l’energia a radiofrequenza viene indirizzata sulle pareti delle vie aeree in modo controllato, e ciò porta ad una riduzione della massa muscolare liscia e delle terminazioni dei nervi bronchiali. Finora abbiamo avuto a disposizione tre studi, che hanno mostrato risultati favorevoli a 5 anni, ma questo lavoro di follow-up va oltre i 10 anni continuando a rilevare sempre un buon profilo di sicurezza ed efficacia della metodica.

Ridurre l’LDL colesterolo a valori sempre più bassi, anche partendo da valori relativamente normali.  Ci sono differenze tra i principali agenti ipocolesterolemizzanti? Le linee guida sull’HDL colesterolo sono sempre più stringenti sostenendo che il rischio diminuisce in modo lineare fino a valori di 38 mg% (chi di noi sfugge?). Tale riduzione si conferma anche intervenendo su valori relativamente bassi, quasi normali. Noi utilizziamo soprattutto 3 farmaci per ridurre i valori di LDL, statine, ezetimibe, C6PKB inibitori. La riduzione del rischio che si ottiene anche partendo da valori relativamente bassi è la stessa per tutte e tre queste classi di farmaci? Beh, parrebbe proprio di no. Leggiamo.

Malattia di Parkinson e inquinamento atmosferico. Un’altra accusa piomba sul capo dell’inquinamento atmosferico! Esso potrebbe anche essere coinvolto nella fisiopatologia della malattia di Parkinson. Questo interessante studio sudcoreano (sappiamo che gli asiatici sono più esposti alle malattie vascolari cerebrali e che vivono in ambienti molto più inquinati dei nostri) seleziona addirittura quali delle particelle inquinanti appaia più pericolosa per l’insorgenza del morbo di Parkinson.

Il segno della bandiera sudafricana nell’ECG: un particolare tipo di infarto. Interessante questo case report pubblicato su JAMA Internal medicine che ci fa scoprire un tipo poco noto di infarto. Si tratta di un modello unico di STEMI, con elevazioni ST presenti nelle derivazioni DI, aVL e V2 con corrispondenti depressioni reciproche presenti nelle derivazioni inferiori, esso viene descritto come infarto miocardio laterale alto. È facile da ricordare anche perché la disposizione delle anomalie elettrocardiografiche (elevazioni ST nelle derivazioni D I, aVL e V2, e reciproche depressioni ST in D III) ricorda la bandiera sudafricana quando viene visualizzato l’ECG in un formato 4 × 3. Naturalmente, per meglio capire (e per rammentarci la bandiera sudafricana) l’articolo è corredato di alcune immagini ricavate dalla rete e modificate da Giuliano per motivi di copyright.

FADOI GIOVANI

Intervenire precocemente con gli SGLT2-I   nello scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione. Uno studio col Dapagliflozin. Dapagliflozin ha dimostrato di ridurre il rischio di morte cardiovascolare e/o il peggioramento dello scompenso in pazienti con HFrEF. Ma quanto precocemente bisogna intervenire per ottimizzare questo beneficio?  Gabriele Romanello e Sara Rotunno ci propongono questo sotto studio del DAPA-HF…

A seguire   una breve sintesi di un altro sotto studio del DAPA-HF, pubblicato su Circulation, che conferma l’efficacia del dapagliflozin sui ricoveri ricorrenti per scompenso cardiaco e sulla morte cardiovascolare.

L’ANGOLO ANIMO

Cannula nasale o ossigeno ad alto flusso per pazienti con BPCO in distress respiratorio acuto? Spesso si crea una certa confusione tra gli infermieri riguardo l’uso di ossigeno supplementare in pazienti con BPCO in distress respiratorio acuto.  Letizia Tesei e Ignazia Lo Burgio ci riportano questo articolo che affronta un’idea comune ma “distorta” circa l’uso della somministrazione di ossigeno ad alto flusso tramite maschere no-rebreather al posto di ossigeno a basso flusso tramite cannule nasali, in pazienti con BPCO in difficoltà respiratoria acuta.

L’ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

Trombocitopenia immune dell’adulto. Società Italiana Ematologia 2021

Criteri diagnostici per l’encefalopatia traumatica. National Institute of Neurological Disorders and Stroke Consensus, 2021

European Resuscitation Council: linee guida 2021. Supporto vitale avanzato per adulti.

Completato care Amiche e cari Amici,

una buona lettura e un caro saluto a tutti voi

Andrea Fontanella

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