Care Amiche e cari Amici della FADOI e dell’ANÌMO,

alla metà di aprile ci ritroviamo in un’Italia molto meno rossa ma, ahinoi, molto più confusa. Si, confusa da un’informazione dissennata e selvaggia, che nelle sue contraddizioni fa insorgere sempre più dubbi nell’animo del cittadino comune. I vaccini sono nella fase quattro della “sorveglianza post marketing” che viene attuata dopo l’immissione in commercio. In questa fase si valutano le reazioni avverse più rare, quelle che negli studi clinici di fase tre, per quanto ampi siano stati, non potevano emergere, ma che con l’uso di massa del nuovo farmaco possono diventare rilevabili. Questi eventi, seppure di estrema rarità, vanno conosciuti e tenuti da conto, nella decisione del rapporto rischio/beneficio, e possono portare a modifiche della scheda tecnica, per migliorarne l’uso e prevenire le reazioni avverse. Eppure, questo discorso spesso impatta negativamente nel giudizio delle persone, creando dubbi e timori che, nonostante l’enorme differenza tra vantaggi e rischi, portano molti individui a rinunciare. Ciò per due sostanziali motivi: il primo è che l’uomo (medici inclusi) ha molto più timore dei danni che possano essere arrecati da ciò che lui fa, piuttosto che da quelli che dipendano da ciò che lui omette, anche se queste omissioni possono portare a rischi enormemente più grandi rispetto al suo “fare”. Il secondo dal fatto che i vaccini vengono somministrati a pazienti “sani”, mentre i farmaci vengono prescritti per una condizione patologica ed è più facile accettarne un’eventuale reazione avversa. Vi è ancora un altro aspetto che desta preoccupazione, per i rischi che comporta riguardo al fallimento di una campagna vaccinale che dovrebbe essere realizzata su una scala quasi globale: oggi tutti parlano e dicono ciò che pensano o ciò che vogliono, e spesso con grande visibilità mediatica. Anche tecnici di grande preparazione teorica e pratica esprimono le loro “opinioni” coram populo, alla stessa maniera di come le enuncerebbero in un consesso scientifico tra “pari”, in cui le opinioni possono essere messe a confronto tra esperti, in modo da potere essere confutate, corrette o considerate come sprone per approfondire le diverse tematiche.

Il nostro padre Ippocrate, già quattro secoli a.C., diceva: “Esistono soltanto due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza”. Ecco perché smetto di fare chiacchiere e passo alla presentazione dei dati scientifici, nel nostro continuo sforzo di fare scienza.

 

PCI o CABG?  Mortalità a totale o causa specifica a 5 anni: una metanalisi. Nel corso degli ultimi 3 decenni, diversi trial clinici randomizzati hanno confrontato i risultati dell’intervento coronarico percutaneo e del bypass delle arterie coronariche in pazienti con cardiopatia ischemica stabile e recenti sindromi coronariche acute, eppure non abbiamo ancora dati definitivi sulle differenze tra le due metodiche nel lungo termine fra mortalità totale e quella causa specifica. La metanalisi di Gaudino, pubblicata su JAMA, riscontra una mortalità totale più alta con PCI rispetto a CABG a cinque anni, ma a marzo gli Annals hanno pubblicato un commento che avverte di considerare con molta prudenza questi dati, necessario, quindi leggere con attenzione l’articolo.

Mortalità nei pazienti con STEMI senza fattori di rischio standard modificabili: un’analisi disaggregata per genere del registro svedese SWEDEHEART. Generalmente si pensa che i pazienti affetti da STEMI senza i classici fattori di rischio modificabili (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e fumo) abbiano, tutto sommato, un minore rischio di ricorrenza di infarto o di morte rispetto a quelli che hanno almeno uno di questi fattori.  Ma a giudicare dai dati di questo studio non sembra proprio così. E poi nelle donne, ancora una volta emerge una differenza di genere.

Spironolattone nello scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata e peggioramento della funzione renale. Un peggioramento della funzione renale complica il trattamento medico in circa il 25% dei pazienti con scompenso cardiaco e, nel tempo, si accompagna a un aumentato rischio di mortalità, indipendentemente dalla frazione di eiezione.  Gli antagonisti dell’aldosterone sono ormai consigliati dalle linee guida dello scompenso cardiaco, perché riducono i ricoveri e la mortalità. In caso di HFrEF lo spironolattone è vantaggioso anche in presenza di peggioramento ella funzione renale. Meno chiare sono le cose quando la FE è preservata. Allora, come regolarsi in questi casi? Questa sotto analisi dello studio TOPCAP cerca di chiarire il rapporto rischio/beneficio nello scompenso a frazione di eiezione preservata. Non ci resta, quindi, che approfondire.

Statine e dolori muscolari: un problema sopravvalutato? È ormai parte del comune sapere la convinzione che le statine possano provocare dolori muscolari, tanto che molti pazienti le interrompono o rifiutano di usarle senza ragione, con gravi rischi di complicazioni e di eventi cardiovascolari. Ma qual è il vero peso delle statine sui dolori muscolari? Questo studio pubblicato sul BMJ, controllato con placebo, conclude per un’assoluta sovrastima delle mialgie attribuite alle statine.

Cellule staminali mesenchimali per via EV nella terapia dell’ictus? Sebbene il trattamento con cellule staminali mesenchimali abbia portato a risultati comportamentali migliori e ridotte dimensioni dell’infarto nei roditori, lo stesso effetto non è stato riscontrato nella razza umana.  I modelli animali potrebbero non completamente riflettere le complessità dell’ictus nell’uomo. In questo studio sono evidenziati gli impegni per potere attuare la terapia con cellule staminali nell’uomo affetto da ictus. I risultati mostrano qualche piccolo spiraglio, ma tutto è ancora troppo precoce, leggiamo l’articolo e il suo commento editoriale

Semaglutide 2,4 mg una volta la settimana in adulti con sovrappeso/obesità e diabete tipo 2 (STEP-2). L’associazione diabete tipo 2 e sovrappeso/obesità è uno dei binomi più frequenti che incontriamo nella nostra attività clinica. Ridurre il peso diventa uno strumento importante nella gestione del diabete di tipo 2, perché migliora il controllo glicemico e le comorbidità metaboliche associate. Negli ultimi anni si sono sviluppate diverse classi di antidiabetici e, tra queste, gli agonisti del recettore GLP-1 hanno mostrato una comprovata efficacia sia nell’abbassare l’emoglobina glicata sia nella diminuzione del peso. Il farmaco più consolidato è la liraglutide, ma la semaglutide sottocute   alla dose di 1 mg alla settimana ha dimostrato un’efficacia superiore. Ora questo studio ha provato con un dosaggio molto più elevato (2,4 mg alla settimana sottocute) con dei risultati ancora più brillanti.

L’eterno dilemma dell’aspirina in prevenzione primaria. Può essere utile lo score del calcio coronarico? Già nel numero di aggiorn@fadoi del 15 marzo abbiamo visto che lo score del calcio coronarico è stato utilizzato per prevedere la demenza … vale lo stesso per decidere se adottare l’aspirina in prevenzione primaria?

MEDICINA DI GENERE

Differenze di genere nell’asma severa. Dopo la pubertà e fino alla menopausa, la prevalenza dell’asma è maggiore nelle donne. Inoltre, nelle donne è maggiore la severità della malattia, con più alti tassi di riacutizzazione, ospedalizzazione e mortalità rispetto agli uomini. Una complessa interazione di fattori ormonali, genetici, immunologici, ambientali può spiegare queste differenze. Elena Barbagelata ci propone i risultati di uno studio italiano, mirato proprio sulle diversità nell’ asma severa tra uomini e donne.  Ne possiamo certamente trarre interessanti indicazioni.

SPAZIO GIOVANI

Dopo PCI, quale terapia antitrombotica. La DAPT costituisce la base per la prevenzione della trombosi dopo l’applicazione di uno stent coronarico. A parte le complicanze emorragiche ad essa connesse restano, a tutt’oggi, importanti questioni ancora aperte: la durata ottimale del trattamento, la disponibilità di nuovi DES capaci di ridurre la trombosi tardiva, la selezione del preparato tienopiridinico da adoperare insieme all’Aspirina o in monoterapia e l’impiego dei nuovi anticoagulanti a dosi ridotte, con o senza Aspirina. La revisione di van der Sangen e coll., propostaci dal nostro giovane Fulvio Cacciapuoti, valuta criticamente le strategie della doppia terapia anti-aggregante attualmente disponibili e fornisce un giudizio clinico sulle diverse tattiche adottate: vengono quindi brevemente riportati i principali trial che riferiscono sui criteri connessi ai “risk score” trombotici ed emorragici, da valutare nella scelta delle diverse forme di DAPT e sulla loro durata.

SPAZIO ANIMO

Elaborazione e valutazione psicometrica di un questionario per valutare la percezione da parte dell’infermiere dei rischi dell’alimentazione enterale. Letizia Tesei e Ignazia Lo Burgio ci propongono questo interessante studio: rispetto alla nutrizione parenterale, un supporto enterale tempestivo e adeguato può mantenere la funzione della barriera intestinale, ha un minor rischio di infezione e migliori risultati clinici. Obiettivo dello studio è stato quello di sviluppare un questionario per valutare la percezione del rischio da parte degli infermieri relativamente alla nutrizione enterale e successivamente testarne le sue caratteristiche psicometriche.

ANGOLO DELLE LINEE GUIDA

  1. Dichiarazione dell’ISTH sui report che rilevano disturbi della coagulazione associati al vaccino AstraZeneca.
  2. Risposta anticorpale e il suo ruolo nel conferire immunità naturale all’infezione da SARS-COV-2
  3. Raccomandazioni del Collegio Reumatologi Italiani sull’utilizzo dei vaccini covid-19 nei pazienti reumatici (su proposta di Domenico Galasso).

 

Questo è tutto (e non è poco), care Amiche e cari Amici.

Una buona lettura

Andrea Fontanella

Presidente Fondazione FADOI

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