Rassegna Stampa
Dal "Sole 24 ore" un contributo del dr. Pietro Marino sui temi della medicina d'urgenza e del pronto soccorso
01/08/2008 - In allegato il testo dell'articolo
Da "La Provincia Pavese" del 4 giugno 2008
04/06/2008 -
Mazzone è il nuovo presidente dei dirigenti internisti ospedalieri LA POLTRONA PAVIA. Il professor Antonio Mazzone è il nuovo presidente nazionale Fadoi, la federazione che raggruppa le associazioni dei dirigenti internisti ospedalieri. Specializzato in medicina interna, ematologia, allergologia ed immunologia clinica, Mazzone ha lavorato al San Matteo dal 1981 al 2000, come dirigente al dipartimento di Medicina Interna e Nefrologia. Ora lavora all'Azienda Ospedaliera di Legnano. I ricoveri in medicina interna sono circa il 16% dei ricoveri totali, oltre un milione e mezzo dei ricoveri annuali - situazione riscontrabile sia nel piccolo ospedale di montagna sia nei grandi centri urbani - e più dell'80% dei pazienti che arrivano in ospedale con una malattia acuta, sono affetti da almeno altre tre o quattro patologie croniche. «In questa situazione - dice Mazzone - la Medicina Interna, con la sua visione olistica, è oggi l'unica in grado di contribuire in maniera decisiva al miglioramento dell'accoglienza e della gestione del malato complesso». |
Da "Il Giornale" del 31 maggio 2008
Malattie autoimmuni e gravidanza
31/05/2008 - La gravidanza e le malattie autoimmuni
| Malati e malattie |
| Fino a pochi anni fa alle donne affette da malattie autoimmuni, cioè quelle malattie causate da un funzionamento irregolare del sistema immunitario, la gravidanza era pressoché vietata. Non solo. Veniva anche vietato l'uso della pillola, cioè del contraccettivo più sicuro ed è facile immaginarne le conseguenze psicologiche, familiari e sociali. Oggi, grazie ad uno sviluppo delle conoscenze e forse anche al superamento di alcuni pregiudizi, anche per le donne affette da malattie autoimmuni la gravidanza non è più un desiderio impossibile. La risposta sta nella programmazione e nel controllo medico. Esistono infatti équipe multidisciplinari dedicate, che si fanno carico della donna (o meglio della coppia) fin dalla fase precedente il concepimento e che la accompagnano poi per tutta la durata della gravidanza fino all'allattamento. È stato questo uno dei temi affrontati nel corso della terza giornata del XIII congresso Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, che si è svolto a Firenze. Le malattie autoimmuni sono causate da un funzionamento irregolare del sistema immunitario, i linfociti, cioè quelle cellule che producono anticorpi e ci difendono dalle infezioni. Sono tipiche delle giovani donne in età fertile. La loro prevalenza è intorno al 5% della popolazione. «Queste malattie - commenta il dottor Antonio Brucato di Fadoi, primario di medicina presso gli Ospedali riuniti di Bergamo - possono avere effetti negativi sia sulla fertilità delle pazienti, che sulla gravidanza, con conseguenze dannose per la madre e per il feto. Oggi anche queste donne possono affrontare con ragionevole serenità la gravidanza. La strategia è la sua programmazione». gloriasj@unipr.it |
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Da "La Repubblica Salute 22/05/2008"
22/05/2008 - Bici, benefici per tutta la vita
di Lucia Zambelli Più passi, più gradini, più pedalate, più movimento: meno obesità, meno osteoporosi, meno ipertensione, meno cardiopatie. Che l'attività fisica costante riduca in modo consistente il rischio di malattìe metaboliche e cardiovascolari non è certo una novità. A confermarcelo, arriva ora anche uno studio condotto dal Fadoi (Federazione Associazione Dirigenti Ospedalieri Internisti) in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità. Lo studio - realizzato in modo indipendente, vale a dire senza sponsor né finanziatori - è stato presentato a Firenze, al 13° congresso nazionale del Fadoi. Obiettivo dello studio, valutare se e in che misura svolgere attività fisica da giovani protegga da patologie come osteoporosi, obesità, ipertensione in età avanzata. E le risposte degli intervistati hanno dimostrato che sì, il rischio si riduce notevolmente: per l'osteoporosi addirittura si dimezza, mentre per le altre malattie registra comunque una curva discendente. Sono state intervistate 2.200 persone (55% uomini, 45% donne) di età compresa tra 65 e 77 anni, con domande sull'attività fisica fatta tra i 20 e i 30 anni. «Oltre il 65% di loro», riferisce Roberta Pacifici, dirigente di ricerca dell'ISS, «aveva svolto un lavoro che richiedeva attività fisica da moderata a intensa, e un'attività motoria anche fuori dal lavoro: un'ora al giorno di cammino, bicicletta, scale a piedi». Il dato più significativo è quello che riguarda l'osteoporosi (che interessa soprattutto le donne): chi a 2030 anni aveva usato la bicicletta 0 camminato per più di un'ora al giorno ha visto ridotta del 50% la probabilità di sviluppare l'osteoporosi. Si passa infatti da un'incidenza del 24% nei "sedentari" ad appena il 13% in chi ha praticato attività motoria. E la bicicletta si è rivelata un'arma vincente anche contro l'ipertensione: pedalare mezz'ora al giorno la tiene lontana. Mentre camminare di buon passo per un'ora protegge da dislipidemia (una patologia che deriva da uno scorretto metabolismo dei grassi), ipertensione e cardiopatia ischemica. «L'attività motoria sembra essere di grande importanza per ridurre l'incidenza di queste patologie in età anziana», commenta Antonino Mazzone, presidente nazionale del Fadoi. «L'analisi dei dati ha evidenziato infatti un trend di progressiva riduzione in rapporto alla durata e alla quantità di attività motoria svolta». Attività motoria, e non necessariamente sport. Perché cinquantanni fa erano ben pochi quelli che andavano in palestra o praticavano regolarmente uno sport, mentre il 57% della popolazione camminava per più di un'ora al giorno, e il 40% andava in biadetta per più di mezz'ora. Stili di vita e abitudini molto diverse. Oggi i dati Istat ci dicono che i venti-trentenni vanno a piedi e in bicicletta solo saltuariamente, e comunque solo una piccola percentuale di loro: il 20%. «Tra i nostri intervistati», informa Mazzone. «pochi praticavano attività sportiva: il 24% giocava a calcio 0 faceva attività ricreative, e solo il 3% praticava sport a livello agonistico». Oggi, ricordano gli autori dello studio, il 22% degli uomini e il 26% delle donne sono obesi. E se 40-50 anni fa risultava obeso solo l*i.8% della popolazione ventenne, oggi sono obesi il 4.3% dei ventenni. «E i dati dello studio», ricorda Mazzone, «confermano quanto già noto in letteratura: che l'obesità è un importante fattore di rischio per ipertensione, diabete e dislipidemia». Gli autori dello studio ne sottolineano anche l'unicità: mentre esistono numerosi studi sul ruolo dell'attività fisica nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e metaboliche nel breve e medio periodo, questo è il primo a valutarne gli effetti nel lungo periodo.
da "Radio Montecarlo" un'intevista del Presidente Nazionale sui dati dello studio FADOI-ISS
15/05/2008 - In allegato il file audio
File MP3
Dal "Corriere medico" una sintesi dei contenuti del XIII Congresso nazionale FADOI
14/05/2008 - In allegato il file in formato PDF
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