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LA RIVINCITA DEI BATTERI

01/02/2010 - Vi è mai capitato di andare dal medico per una influenza e vedervi prescrivere un antibiotico? Secondo una ricerca dell'Unione europea compiuta su 3.402 pazienti, in Italia (come in Ungheria, Polonia o Regno Unito) capita più di due volte su tre, mentre in altri Stati (Belgio, Norvegia o Spagna) l'antibiotico è prescritto solo una volta su tre. Siamo dei super-consumatori di antbiotici. E non perché ci ammaliamo più degli altri, ma perché li usiamo male. «L'impiego inappropriato di questi farmaci va disincentivato perché favorisce l'antibiotico-resistenza, cioè la capacità dei batteri di rendere inefficace l'azione degli antibiotici», spiega Alessandro Bulfoni, presidente regionale Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti). I dati sono allarmanti: in Italia su 20 mila morti per infezioni ospedaliere, 5 mila sono per batteri farmaco-resistenti e, in Europa, il 21 per cento dei medici intervistati ha rilevato un caso su 5 di resistenza. «Se si continua così sarà sempre più problematico curare le malattie infettive gravi», hanno dichiarato gli esperti dei Centri europei per il controllo delle malattie. Ma perché gli antibiotici non ci fanno più effetto? Come funzionano? A cosa dobbiamo fare attenzione? La maggior parte degli antibiotici sono sostanze naturali prodotte da microrganismi (soprattutto funghi) per uccidere altri microrganismi. Non tutti sono uguali. «Ci sono quelli ad ampio spettro che agiscono su molte specie di batteri e molte infezioni, e quelli a spettro limitato che hanno una azione mirata», spiega Annalisa Ban tossi, ricercatrice del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità. Hanno diversi meccanismi d'azione: «Ci sono antibiotici che attaccano l'involucro dei batteri (come le cefalosporine, la penicillina o la vancomicina). E altri che uccidono direttamente i batteri o li bloccano nella crescita, e poi il nostro sistema immunitario li elimina definitivamente». Piccoli e cattivi I batteri possono diventare resistenti agli antibiotici in due modi. Uno naturale: per esempio quelli come la legionella, che non hanno un involucro, sono resistenti agli antibiotici che hanno come bersaglio proprio l'involucro (vedi penicilline o cefalosporine). L'altro è acquisito: «Significa che i batteri sono già venuti a contatto con quell'antibiotico: inizialmente il farmaco riusciva a distruggerli, ma con il tempo hanno imparato a difendersi», dice Bulfoni. Come? I meccanismi di resistenza messi in atto dai batteri sono tanti: «Possono per esempio produrre enzimi che inattivano l'antibiotico, modificare i siti bersaglio del farmaco, oppure mettere in campo "pompe di efflusso", per far fuoriuscire l'antibiotico, mettendolo fuori uso. La antibiotico-resistenza acquisita, inizialmente confinata all'ambiente ospedaliero, è divenuta un fenomeno dilagante». Come tutti gli altri esseri viventi, anche i batteri hanno l'istinto di sopravvivenza e cercano strade sempre nuove per non soccombere: «Non a caso il fenomeno di antibiotico-resistenza è cominciato appena sono stati prodotti i primi antibiotici». Il primo e il più famoso è la penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928 ed entrata in terapia negli anni Quaranta. A breve distanza di tempo lo stafilococco è riuscito a trovare il modo di inattivare il farmaco: «I primi casi di resistenza al pneumococco sono stati segnalati in Spagna e Sudafrica negli anni Settanta», continua Bulfoni. Ma oggi i batteri resistenti più famosi quali sono? «Lo stafilococco (resistente a meticillina), il pneumococco che causa polmonite (è resistente a varie classi di farmaci e alle penicilline) , gli enterobatteri che causano infezioni alle vie urinarie (resistenti a cefalosporine) e il micobatterio della tubercolosi resistente alle terapie tradizionali. Temibili sono poi le infezioni ospedaliere da Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter Baumannii e Stenothivfìhomonas maltophilia: causano sepsi, cioè una infezione batterica diffusa in tutto l'organismo». Inefficaci contro i virus L'Agenzia italiana del farmaco, l'Istituto superiore di sanità e il Ministero hanno realizzato la campagna Antibiotici sì, ma con cautela. L'obiettivo è informare ed evitare errori: «È irrazionale prescrivere antibiotici per le infezioni virali, in quanto l'antibiotico combatte solo i batteri e non i virus, e va evitato l'impiego indiscriminato di antibiotici a largo spettro anche nelle infezioni lievi», spiega Bulfoni.
Come capire se l'infezione è batterica o virale? «Dalla integrazione di dati epidemiologici, sintomi e attraverso esami di laboratorio specifici». Una opzione molto utile consiste nella rotazione degli antibiotici: «Nei paesi scandinavi, dove l'uso di alcuni antibiotici è stato sospeso per un certo periodo, si è visto che, quando si ricominciava a utilizzarli, le resistenze erano diminuite». Gli scienziati sono al lavoro Ma anche i comportamenti scorretti dei pazienti possono favorire l'inefficacia degli antibiotici. Le regole da seguire sono poche e semplici: «Innanzitutto prendere l'antibiotico solo se l'infezione è batterica, in seguito ad accertamenti diagnostici, seguire poi sempre le dosi indicate dal medico (e non autoridursele). Rispettare la durata della terapia e non troncarla appena vediamo che i sintomi migliorano». Eppure gli italiani non lo fanno. Per far fronte alla resistenza batterica, c'è chi spera in nuove potenti anni. Nell'Ontario, i ricercatori McMaster University di Hamilton hanno scoperto un promettente composto chimico (MAC13243) in grado di bloccare un particolare stadio di sviluppo della cellula batterica, mai utilizzato finora come bersaglio dagli antibiotici. Mentre in Gran Bretagna, i ricercatori del John Innes Centre di Colney parlano di un nuovo antibiotico a due teste, con una doppia azione molecolare, cento volte più potente e in grado di ingannare i batteri più resistenti. Al Mit di Boston, infine, hanno appena scoperto che il farmaco hydroxyurea uccide i batteri inducendoli a "suicidarsi" con delle sostanze tossiche autoprodotte.

1928: DATA STORICA • Alexander Fleming (nella foto) isola da un fungo la penicillina, il primo antibiotico naturale destinato a distruggere numerosi batteri (come gli stafilococchi, streptococchi e meningococchi). Durante un esperimento Fleming si accorse che una coltura di batteri stafilococchi era stata debellata da una sostanza sviluppatasi in un alimento ammuffito. Fleming fu il primo a capire la capacità antibatterica della muffa. Oggi la penicillina non ha più effetto su nessuna malattia, tranne la laringite: i batteri sono diventati resistenti.

I BATTERI DIVENTANO PIÙ FORTI PERCHE FANNO TANTO SESSO • Alcune specie di batteri sono più resistenti di altri agli antibiotici perché fanno tanto sesso. Più ne fanno, più è grande la loro resistenza ai farmaci. Lo sostiene uno studio dell'Imperiai College di Londra, pubblicato sulla rivista Science. Questi microbi non si fecondano come gli uomini, ma si suddividono in due cellule identiche per dare vita alla "cellula figlia". Spesso però lo fanno assumendo il Dna di altri batteri o dell'ambiente circostante, integrandolo nel proprio genoma e trasferendolo alle cellule figlie. È proprio questa "integrazione" che consente di sviluppare maggiori resistenze agli antibiotici.
Chi è a rischio di farmaco-resistenza:

• i pazienti ospedalieri dei reparti di terapia intensiva • gli anziani
• gli immunodepressi
• coloro che soffrono contemporaneamente di più malattie
• chi usa molto spesso o male gli antibiotici: nel 2009 il 57 per cento degli italiani ha assunto questi tarmaci in modo sbagliato.

CIFRE ALLARMANTI • Prescritti soprattutto per le infezioni respiratorie e urinarie Secondo i dati dell'Agenzia italiana del farmaco, ogni giorno un milione e mezzo di italiani assume un antibiotico. La maggior prescrizione si registra per le infezioni delle vie respiratorie (60 per cento) del sistema urinario (9 per cento) dell'orecchio (6 per cento) del cavo orale (6 per cento), cioè per curare bronchite, faringite, tonsillite e influenza nonostante nella maggior parte sono infezioni virali e quindi l'antibiotico non serve a nulla. Gli antibiotici sono al terzo posto come spesa nella classifica dei tarmaci dispensati a carico del sistema sanitario e al quinto se si considerano anche gli acquisti fatti dai cittadini.

• Diamo qualche numero: 43: la percentuale degli italiani a cui è sconosciuto il fenomeno della resistenza agli antibiotici. 25 mila: i pazienti che ogni anno muoiono nell'Unione europea per infezioni da batteri multi-resistenti. 10: gli anni passati da quando l'Oms ha lanciato il primo allarme sulle resistenze batteriche. 100: antibiotici a cui alcuni ceppi di batteri (tra cui il Micobatterio della tubercolosi) sono divenuti resistenti, cioè gran parte degli antibiotici a disposizione, tanto che in un futuro prossimo potremmo non avere farmaci contro queste infezioni. Dal 2000 ad oggi: il periodo in cui l'antibiotico-resistenza in Europa è aumentata in maniera vertiginosa per molti batteri. L'Italia è uno dei Paesi che contribuisce maggiormente al fenomeno.


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