Negli ultimi decenni la trasmissione delle conoscenze ha subito una trasformazione a 360°. Dalle lezioni ex cattedra con il ruolo insostituibile del docente, si è passati ad un epoca di rivoluzione informatica ove sia il medico che lo studente si devono confrontare con un fiume di informazioni nelle quali discernere cosa è utile per la pratica clinica, cosa è manifestazione di progettualita' di scarso interesse per il paziente.
Oggi la Medicina Interna Ospedaliera, presente in tutti gli Ospedali d'Italia, sono oltre 1300 Unità Operative complesse, ricovera 1.450.000 pazienti (circa il 16% di tutti i ricoveri) (Dati Ministero della sanita' 2004).
Svolge un ruolo insostituibile nei piccoli e grandi Ospedali e rappresenta per l'80% dei pazienti l'interfaccia con la societa' civile.
Il continuo e positivo innalzamento della vita media, si accompagna ad un notevole aumento delle patologie croniche, Diabete Mellito, Ipertensione Arteriosa, Scompenso cardiaco, BPCO, Malattie Oncologiche, malattie Neurologiche degenerative, malattie reumatiche, etc. La complessita' delle gestione di pazienti complessi e polipatologici rappresenta una vera emergenza, e vorrei dire epidemia del III millennio. Il malato afflitto da 3 o 4 patologie croniche in presenza di un' acuzie necessita di una visione olistica e di una complessita' asssistenziale che solo l'internista potra' dare.
Gli over 65, infatti sono circa il 20% della popolazione(i grandi vecchi con più di 80 anni sono quasi 3 milioni) e la loro salute è spesso compromessa da più patologie croniche(che richiedono attenzione e cure continue). Purtroppo negli ultimi anni l'assistenza ha visto continui tagli di posti letto ospedalieri(senza la parallela realizzazione di strutture di supporto a livello territoriale), corsie di medicina interna sempre affollate(vi affluisce l'80% di chi transita dal Pronto Soccorso) e malati ricoverati "in appoggio" presso altri reparti con tutti i rischi legati a forme di assistenza non ottimali. Questo ci preoccupa molto anche in considerazione di uno studio Australiano che dimostra una diminuizione della mortalita' a 7 giorno negli Ospedali con posti letto liberi. La realta' attuale, al contrario, vede in corsia turnover stressanti e , sul territorio, un medico di famiglia solo ed a disagio con i "suoi anziani" affetti da tante patologie spesso di difficile gestione.
Questa epidemia che si diffondera' sempre di più nei prossimi anni, dovra' essere affrontata in maniera sistematica sia dal punto di vista organizzativo intraospedaliero, sia di gestione della complessita', sia di integrazione tra Medicina Interna e Medicina Generale perche' solo così si riesce ad curare meglio i pazienti.
Per soddisfare queste esigenze dovremmo cominciare a ragionare sulle diverse realta' culturali, sociali ed organizzative. Appare necessario in questa fase un netto cambiamento nell'accettazione e ricovero del paziente. Una ipotesi da dover implementare è quella di organizzare le Medicine Interne per Intensita' di Cura, un'area di accoglienza differenziata in relazione ai bisogni dei pazienti, team di medici ed infermieri in grado di assistere pazienti che necessitano di ventilazione assitita, pazienti con ictus, con edema polmonare acuto: occorre introdurre il concetto di posto letto "flessibile" e non etichettato da questa o altra specialita', perche' antieconomico ed antiscientifico.
Bisognera' rivalorizzare l'assistenza che vede il paziente al centro dell'attenzione di tutti gli operatori della sanita' , medici compresi.
Un punto da sviluppare è l'integrazione tra ospedale e territorio: la continuita' assistenziale di pazienti cosi' fragili e complessi non puo' che essere condivisa con la Medicina Generale e i pochi protocolli gestionali che cominciano a muovere i primi passi in poche Regioni, dovranno essere incentivati ed incrementati.
La formazione dovra' prevedere meccanismi diversi dai modelli ECM attuali; sara' sempre più formazione a distanza e discussione di casi clinici con la creazione di una rete interospedaliera per eventuali teleconsulti, pareri su protocolli terapeutici innovativi condivisi tra tutti.
La metodologia Master è auspicabile come pure la certificazione professionale dovra' essere considerata in Medicina Interna.
In ultimo dobbiamo cercare di creare dei Medici Internisti e dei percorsi assistenziali tra Ospedale e Territorio in grado di affrontare l'epidemia della polipatologia e complessita' clinica dei pazienti ultrasessantacinquenni.
Per questo pensiamo che una rivista Medicina Interna 33 via Web sia il superamento del trattato di Medicina Interna, che per la sua stessa natura puo' offrire solo l'immagine istantanea di una patologia, campo ove i mutamenti si susseguono con veemenza inarrestabile. Poiche' la finalita' della Rivista sara' clinica si cerchera' di proporre e dettagliare gli iter diagnostico terapeutici più aggiornati possibili alla pratica quotidiana.
Oggi più che nelle altre epoche la Medicina Interna Olistica ha un ruolo insostituibile davanti alla frammentazione della specialistica ed alla cura di parti e non dell'entita' uomo.
Queste che ho appena brevemente elencate saranno le nuove sfide della Medicina Interna Ospedaliera e FADOI si fara' carico di portarle avanti nel III millennio, avendo comunque ben chiaro in mente, che qualsiasi innovazione ospedaliera sia di tipo architettonico e/o tecnologico e qualsiasi bravissimo Internista anche buon gestore e Manager, fallirebbe in assenza di eleganza, sorriso, garbo, pazienza e disponibilita' al calore umano nella gestione di pazienti complessi e fragili.
Antonino Mazzone
Presidente FADOI
