Home >  Comunicazione  >  Comunicati stampa
Comunicazione
Stampa Invia a un collega
Comunicati stampa


5 maggio 2008 - XIII Congresso Nazionale FADOI
Comunicati i risultati dello studio FADOI-ISS sull'attività fisica in età giovanile
Bicicletta e camminate a vent'anni riducono della metà il rischio dell'osteoporosi a settanta.
E proteggono anche da ipertensione e malattie cardiache.

Svolgere una regolare attività motoria di almeno 1 ora al giorno quando si è giovani produce effetti protettivi su alcune malattie, sull'osteoporosi soprattutto, e crea le premesse per una vecchiaia migliore.

È quanto emerge dallo studio presentato a Firenze dalla Federazione Associazione Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) e dall'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'. Lo studio si era posto l'obiettivo valutare se e in che misura l'attivita' fisica svolta in età adulto-giovanile (occupazionale,ricreazionale o sportiva) riduce il rischio di malattie cardio-vascolari, metaboliche e neoplastiche in eta' avanzata

Osteoporosi

Il dato più interessante riguarda l'osteoporosi, patologia che interessa soprattutto le donne dopo la menopausa: l'aver usato la bicicletta a 20-30 anni o aver camminato per più di un'ora al giorno in quel periodo della vita si è rivelato in grado di ridurre del 50% le probabilità di sviluppare l'osteoporosi da anziani. Le percentuali risultanti dallo studio parlano chiaro : si passa da un'incidenza del 24% nei "sedentari" ad appena il 13% in coloro che hanno praticato attività fisica/motoria.
 
Dislipidemia, ipertensione e cardiopatia ischemica
 
Le ricadute a lungo termine non si limitano all'osteoporosi. Le camminate giovanili si sono rivelate nel tempo un fattore protettivo anche per la dislipidemia (patologia che deriva da uno scorretto metabolismo dei grassi), l'ipertensione e la cardiopatia ischemica. Mezz'ora al giorno di pedalate, in particolare, sembra essere un'arma vincente contro l'ipertensione.
"L'attività motoria - ha commentato Antonino Mazzone, presidente nazionale FADOI - sembra essere di grande importanza per ridurre l'incidenza di queste patologie in età anziana. L'analisi dei dati statistici ha infatti evidenziato un trend di progressiva riduzione in rapporto alla durata e alla quantità di attività motoria svolta."
 
Quale attività fisica?
 
Cinquant'anni fa il  57% della popolazione camminava regolarmente per più di un'ora al giorno e il 40% andava in bicicletta per più di 30 minuti al giorno. I recenti dati ISTAT rilevano che oggi i ventenni-trentenni vanno a piedi o in bicicletta solo saltuariamente e comunque solo in una percentuale del 20% . " Tra i nostri intervistati - ha commentato il presidente nazionale FADOI, Antonino Mazzone - erano in pochi a praticare attività sportiva:  il 24% giocava a calcio, o faceva attività ricreative e solo il 3 % praticava attività agonistica. Oggi i giovani tendono a fare attività sportiva piuttosto che semplicemente "motoria", anche se la percentuale complessiva non supera il 43% . A questo proposito faccio riferimento allo studio prospettico del finlandese KUIALA*  su 2500 atleti finlandesi di discipline sportive che richiedevano livelli differenti di sforzo fisico. Dallo studio emerse che gli atleti che avevano partecipato a competizioni sportive di resistenza avevano un basso rischio di probabilità di sviluppare cardiopatia ischemica e diabete negli anni successivi rispetto agli altri. Questi soggetti inoltre in eta' avanzata avevano un minor rischio di disabilità, necessità di cure mediche e ricoveri ospedalieri. Effetti positivi che erano meno evidenti o addirittura assenti nei soggetti che avevano praticato sport richiedenti un maggiore sforzo fisico."
 
Obesità
 
Oggi il 22% degli uomini e il 26% delle donne sono obesi (dati che risultano sensibilmente superiori rispetto a quelli registrati dell'ISTAT , che parlano di 14% e 15% rispettivamente). In particolare, quando si tratta di obesità medio-grave le percentuali nelle donne sono addirittura doppie rispetto agli uomini. Se 40-50 anni fa, inoltre, risultava obeso solo l'1.8% della popolazione ventenne, oggi, secondo i dati ISTAT annuali, ad essere obesi nella stessa fascia di età è il 4.3% dei ventenni. E i dati dello studio confermano quanto già noto in letteratura che l'obesità è un importante fattore di rischio per ipertensione ,diabete e dislipidemia
 
L'indagine FADOI-ISS
 
Il campione: Le informazioni che hanno costituito materia dello studio sono state reperite, attraverso un questionario, presso i reparti di medicina interna ospedalieri - ambulatori,day hospital,degenze - presenti su tutto il territorio nazionale. Sono stati intervistati 2200 soggetti  nati tra il 1930 e il 1940  in 52 centri di  Medicina Interna omogeneamente  localizzati in tutto il territorio nazionale (nord,centro e sud). Il 55% erano maschi ed il 45% femmine e al momento dell'intervista avevano una età compresa tra i 65 e i 77 anni con una media di 72 anni.
Il questionario si componeva di domande semplici e facilmente comprensibili, con rilievo di parametri semiquantitativi (ad es. volumi di attività : sedentario,lieve, moderato,intenso)
riguardanti il tipo di attività fisica svolta in età adulto-giovanile, tra i 20 e i 30 anni, sia lavorativa che ricreativa o sportiva agonistica.
I risultati del questionario sono stati raccolti dai centri FADOI italiani (www.fadoi.org) e poi sottoposti ad analisi statistica e sistematizzati dall'Istituto Superiore di Sanità.
Il tipo di attività fisica svolta dai soggetti maschi studiati era prevalentemente di tipo occupazionale e nel 47% dei casi si trattava di attività vigorosa,nel 26% moderata e solo nel 17% dei casi sedentaria.Nelle donne i valori percentuali erano rispettivamente di 24,37 e 26 .
Il Comitato Scientifico: Per FADOI: Francesco Cipollini, Gualberto Gussoni, Ido Iori, Antonino Mazzone.
Per l'Istituto Superiore Sanità: Roberta Pacifici, Silvia Rossi, Piergiorgio Zuccaro.
 
Il valore dell'indagine
 
In letteratura ci sono numerosi studi relativi ai benefici dell'attività fisica nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari e metaboliche, ma sono tutti contestualizzati nel breve-medio periodo. Non vi sono, peraltro, dati altrettanto significativi per quanto riguarda gli effetti nel lungo periodo.
Gli unici studi osservazionali che prendono in considerazione il lungo periodo, hanno per oggetto d'indagine gruppi di atleti che hanno praticato attività agonistica, e non sono quindi rappresentativi di tutte le tipologie della popolazione.
Lo studio osservazionale FADOI-ISS è il primo che prende in esame il rapporto esistente tra l'attività fisica (lavorativa/ricreazionale/sportiva) svolta durante il periodo giovanile e l'insorgenza di patologie cardiovascolari, metaboliche e neoplastiche a distanza di 50-60 anni, in età avanzata. 
 
NOTE
*Il finlandese KUIALA, il cui studio furono pubblicati su JAMA nel 1966 e su Lancet nel 2005 riferisce di uno studio retrospettivo su 2500 atleti finlandesi che avevano preso parte a competizioni sportive nel periodo 1920-1965. L'Autore, utilizzando registri, questionari, contatti telefonici etc., ha valutato lo stato di salute di questi atleti in eta' avanzata.
La valutazione e' stata fatta suddividendo gli sport praticati in 3 categorie: Endurance sport (corsa di resistenza, sci di fondo) Mixed sport (basketball,hockey) e Strenght sport (box,lotta,sollevamento pesi).
Gli atleti che avevano partecipato a competizioni sportive di endurance avevano un basso rischio per la cardiopatia ischemica ed il diabete negli anni successivi rispetto alla popolazione di controllo.Questi soggetti inoltre in eta' avanzata avevano un minor rischio di disabilità, necessità di cure mediche e ricoveri ospedalieri. Effetti che erano meno evidenti o addirittura assenti nei soggetti che avevano praticato strenght sport.
 
Tra gli altri lavori significativi citiamo:

MORGAN nel 1873, sulla base dei dati statistici forniti dalle compagnie di assicurazioni inglesi , prende in esame i 294 vogatori degli equipaggi di Oxford e Cambridge che avevano partecipato alle famose sfide sul Tamigi dal 1829 al 1869 . La sua conclusione fu che avevano una aspettativa di vita di 2 anni superiore a quella dell'inglese medio maschio.
 
PAFFENBARGER, i cui lavori uscirono sul new England Journal of Medicine nel 1993,  riporta i risultati di uno studio prospettico eseguito su 10269 soggetti che avevano partecipato ad una prima  rilevazione attraverso questionario nel periodo 1962-1966. Ai soggetti ancora in vita, a distanza di 10-15 anni, nel 1977, veniva riproposto un secondo questionario, al fine di registrare variazioni relative all'attivita' fisica, incrementi di peso corporeo e/o pressione arteriosa , assunzione di fumo,alcool
L'Autore concludeva che l'attivita' fisica era un fattore indipendente nel ridurre il rischio di morte per tutte le cause del 23% rispetto ai controlli. 

L'ufficio stampa FADOI 

Luisa Sorbone
cell. 348.7480854
Firenze, 5 maggio 2008




6 maggio 2008 - XIII Congresso Nazionale FADOI
Comunicato stampa
Maternità e malattia oggi anche le donne che soffrono di malattie autoimmuni
possono affrontare una gravidanza
Fino a pochi anni fa alle donne affette da malattie autoimmuni, cioè quelle malattie causate da un funzionamento irregolare del sistema immunitario, la gravidanza era pressoché vietata. Non solo. Veniva anche vietato loro l'uso della pillola, cioè del contraccettivo più sicuro, ed è facile immaginarne le conseguenze psicologiche, familiari e sociali.


Oggi, grazie ad uno sviluppo delle conoscenze e forse anche al superamento di alcuni pregiudizi, anche per le donne affette da malattie autoimmuni la gravidanza non è più un desiderio impossibile. La risposta sta nella programmazione e nel controllo medico. Esistono infatti equipe  multidisciplinari dedicate, che si fanno carico della donna ( o meglio della coppia) fin dalla fase precedente il concepimento e  che la accompagnano poi per tutta la durata della gravidanza fino all' allattamento.


E' stato questo uno dei temi affrontati nel corso della terza giornata del XIII congresso FADOi, la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, che si svolge a Firenze dal 4 al 7 maggio.


Le malattie autoimmuni sono causate da un funzionamento irregolare del sistema immunitario, in particolare dei linfociti, cioè quelle cellule che producono anticorpi e ci difendono dalle infezioni. Sono tipiche delle giovani donne in età fertile. La loro prevalenza in tale fascia di età si aggira intorno al 5% della popolazione. Si tratta di malattie come il lupus eritematoso sistemico (LES), la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, la sindrome di Sjogren, le connettiviti indifferenziate, l'artrite reumatoide, e molte altre, fino ad arrivare a patologie come la sclerosi multipla.


"Queste malattie - commenta il dr. Antonio Brucato di FADOI, primario di medicina interna presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo -  possono avere effetti negativi sia sulla fertilità delle pazienti che sulla gravidanza, con conseguenze dannose  per la madre e per il feto. Ciò ha indotto tradizionalmente i medici in passato a scoraggiare  le gravidanze; anche la pillola contraccettiva a base di estroprogestinici veniva "proibita", nel timore che anch'essa potesse aggravare la malattia di base. Dato che si tratta generalmente di donne in età fertile, è facile capire come la "proibizione" sia della gravidanza sia del metodo contraccettivo più sicuro fosse vissuta con angosciosa in persone già provate psicologicamente dalla malattia."


Oggi - questo è il messaggio FADOI - anche queste donne possono affrontare con ragionevole serenità quell'evento naturale ma umanamente straordinario che è la gravidanza. La strategia è  la programmazione della gravidanza. Si tratta innanzi tutto di individuare una contraccezione efficace e di affrontare la gravidanza quando  la malattia di base è già da tempo ben controllata. Non si tratta insomma di sopprimere i farmaci - come cortisone, anti-infiammatori, aspirina e se necessario antimalarici e immunosoppressori - ma di adattare la terapia alla gravidanza, naturalmente sotto stretto controllo medico.


 

Ufficio stampa FADOI
Luisa Sorbone


Firenze, 7 maggio 2008





Qui sotto i siti con il Comunicato Stampa della XIV Giornata Nazionale per la lotta alla Sclerodermia
http://www.medicinaoltre.com/articoli_detail.lasso?codice_articolo=2008021818015222042154
http://www.salus.it/comunicati-stampa/sclerodermia.html
http://www.newsfood.com/Articolo/Eventi/2008-02/20080218-ulcere-paziente-sclerodermico-sfida-aperta.asp
Questo sito segnala il convegno sia nella sessione "eventi" che nella sessione "calendario della salute":
http://www.educazioneallasalute.net/eventi.html
http://www.educazioneallasalute.net/date.html



10 marzo 2008 - FADOI, preoccupanti i programi elettorali
Fadoi, preoccupanti programmi elettorali Il comitato esecutivo della FADOI ha espresso grande preoccupazione per i programmi presentati in questa campagna elettorale, in quanto secondo la società scientifica, nelle intenzioni dei partiti candidati non sono rappresentate le priorità del paese. "Le vere problematiche dell'assistenza sanitaria - ha osservato in una nota Antonino Mazzone, presidente Fadoi  - non sono rintracciabili nei programmi elettorali, con particolare riferimento  alle patologie dell'anziano over 65 affetto da 3 o 4 patologie croniche, che ormai rappresenta l'80% della popolazione che arriva ai PS e circa 1/3 della popolazione generale sono stati dimenticati. Il SSN - considera Mazzone - si potrà reggere solo se si pensa ad una vera riorganizzazione dell'attività ospedaliera, "Ospedale per Intensità di cura" e una vera integrazione con il territorio. Non basta enunciarlo sempre, ma è giunta l'ora che il paziente sia davvero al centro dell'attenzione di tutti, e quando ha una condizione di emergenza deve trovare non più il classico reparto monospecialistico, ma una struttura organizzata che si prenda carico della complessità assistenziale globalmente, attraverso un coordinamento del Medico internista e le competenze  specifiche dei singoli specialisti.

L'integrazione tra ospedale e territorio è fondamentale, in quanto la continuità assistenziale dovrà essere un requisito di sistema, non potrà essere garantita da nessun singolo operatore, né dal ricovero prolungato del paziente. L'incremento dei servizi territoriali per i malati cronici può realmente ridurre la necessità di ricoveri ospedalieri. Tutto questo per circoscrivere l'assistenza ospedaliera alle fasi più gravi di riacutizzazione delle patologie croniche e consentire un rapido ritorno a domicilio dopo la stabilizzazione. A questo punto sarà indispensabile la creazione di percorsi integrati di continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Questi problemi che colpiscono una quota significativa della popolazione Italiana, sembrano completamente dimenticati dalla politica. Oggi le polipatologie - ha concluso Mazzone - sono una epidemia del III millennio, le condizioni economiche critiche di intere fasce della popolazione, aggraveranno ulteriormente queste problematiche che aspettano risposte vere e certe dai programmi dei partiti in un momento molto difficile per l'Italia".



StampaInvia a un collega


© FADOI - 2010